Usucapione fasulla di terreni a Punta Lada
Denunciato per falso e altri reati un intraprendente operaio originario del centro Sardegna
PORTO ROTONDO. A scoprire l’arcano di un nuovo caso di usucapione, presentato in una zona di alto interesse economico, è stato il maresciallo dei carabinieri di Porto Rotondo, che comanda la stazione del centro turistico da quasi un ventennio. Quella proposta di ricorrere al tribunale per ottenere il possesso di una villa con annessi terreni e giardino avanzata da un imprenditore mamoiadino fece storcere il naso all’amministratore dell’immobile, incaricato da una facoltosa famiglia della penisola di gestire il patrimonio immobiliare in Sardegna.
Ma “cedere” alla prima richiesta quella proprietà era quasi impossibile, tanto che del caso ne è stata informata anche la procura della Repubblica, che sulla vicenda ha aperto un fascicolo processuale per falso e altri reati. In pratica l’uomo, un operaio originario di Mamoiada di 50 anni, sostenendo d’aver lavorato sui terreni confinanti la villa per oltre venti anni come custode e di averne anche le prove e testimonianze, come prevede la legge, avrebbe lanciato la proposta di acquisizione dell’intero pacchetto immobiliare.
Il caso è stato denunciato ai carabinieri che hanno sentito l’uomo a più riprese e sono rimasti più che sorpresi nell’apprendere della sua ultra ventennale presenza in una zona che, da sempre, e nel mirino delle forze dell’ordine per via dei tantissimi benestanti che possiedono case. Oppure, come l’ex premier Silvio Berlusconi (i terreni in contestazione confinano con le sue proprietà) è sottoposto a vigilanza istituzionale da oltre vent’anni. Nessuno, stando alle prime indiscrezioni, avrebbe mai notato la presenza del mamoiadino in quell’area, tantomeno i tutori dell’ordine che la presidiano 24 ore su 24. La curiosa vicenda è finita sul tavolo del sostituto procuratore A ngelo Beccu, che ha aperto un fascicolo processuale a carico del’uomo. Un caso che ricalca, quanto è accaduto per i terreni dell’ex Fondazione San Raffaele, dove sorge l’immobile destinato ad ospitare il Mater Olbia, la struttura ospedaliera gestita dal Bambin Gesù e dai fondi sovrani dell’emirato del Qatar. In quell’occasione il sedicente presidente di una non meglio qualificata società di servizi si era falsamente attribuito il possesso, attraverso un atto notarile dichiarato nullo, dei 57 ettari di terreni sui cui sorge il Mater Olbia.
A sventare la truffa fu il capo della procura della Repubblica Domenico Fiordalisi, che aveva ricevuto la denuncia di estorsione direttamente dal sindaco di Olbia, Gianni Giovannelli, in qualità di amministratore pro tempore dei terreni demaniali che il sedicente imprenditore si voleva accapparrare con l’uscucapione.
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