Peste suina, critiche per i nuovi divieti
Polemici i cacciatori: «Interdetta un’area vasta del Limbara Balascia e parte del Coghinas offlimits per le doppiette»
TEMPIO. Il “Movimento Sardo Pro Territorio” e l’”Associazione Venatoria Caccia Pesca Ambiente”, con un durissimo comunicato stampa emesso ieri al termine di un incontro congiunto, hanno espresso il profondo malcontento contro il provvedimento attuativo del programma straordinario di eradicazione della peste suina africana che «estende a dismisura la zona infetta portandola, rispetto alla stagione venatoria precedente, anche in macro areali non infette».
Limbara. A firmare il comunicato, già portato all’attenzione di altre sigle associative di caccia, pesca e ambiente dalle quali nei prossimi giorni potrebbero arrivare ulteriori adesioni, sono Alessio Pasella, coordinatore regionale “Movimento Sardo Pro Territorio”, e Mario Mandaresu, presidente provinciale del Cpa di Olbia Tempio. «Nello specifico - scrivono i due spiegando l’accenno alla macro areali - ci riferiamo ai circa seimila ettari di una regione che partendo dal Limbara si estende sino a Balascia e poi ancora sino alla sponda nord del lago Coghinas, in territorio di Oschiri. Lo stesso discorso però è valido per altri territori di molti comuni della Sardegna, dove, da diversi anni, gli esami dei campioni di sangue, diaframma e milza dei cinghiali abbattuti dai cacciatori non hanno mai rilevato animali affetti da Psa (Peste suina africana)».
Incostituzionalità. I due responsabili contestano i recenti provvedimenti regionali anche in merito al concetto di tracciabilità adottato dal gruppo di esperti nominati dell’Udp (Unità di progetto) della Regione. «Ritieniamo - dice il comunicato - che il porto d’arma e l’autorizzazione regionale per l’esercizio della caccia in Sardegna siano, già di per sé, certificazioni più che sufficienti per espletare in legalità oltre la caccia anche documentare la tracciabilità. Così come riteniamo anche che le imposizioni, appartenenti sull’Isola a realtà non ancora legalmente costituite, contenute nei provvedimenti rappresentino una limitazione inconstituzionale alla libertà di movimento e una violazione della privacy. È inaccettabile infatti che un cacciatore residente in un “areale” infetto non possa muoversi in altre zone dove poter esercitare l’attività venatoria autonomamente e liberamente».
Pagina nera. «In caso contrario - spiegano ancora Pasella e Mandaresu - significa che il divieto di movimento dovrebbe essere esteso anche a chiunque si rechi in campagna, allevatori, pastori, pescatori, cercatori di funghi, amanti del trekking e mille altre categorie ancora. A meno che i cacciatori non siano per il legislatore una sotto razza da controllare a vista». Il comunicato che esamina la problematica sotto molteplici aspetti si chiude annunciando diverse iniziative di lotta, «in tutte le sedi, comprese quelle civili e penali. Riteniamo che questa fallimentare giunta regionale abbia scritto, anche per la caccia in Sardegna, un’ulteriore pagina nera».
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