La Nuova Sardegna

Olbia

Pirinu: un giovane su due è senza lavoro

di Sebastiano Depperu
Pirinu: un giovane su due è senza lavoro

Disoccupazione in Gallura, numeri preoccupanti. Ne parla il direttore scientifico del centro studi regionale dei consulenti

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TEMPIO. Se da un lato, in Gallura, si tira un respiro di sollievo per quanto riguarda il tasso di crescita delle imprese; dall’altro, si registrano dati preoccupanti per sulla disoccupazione. Lo mette in evidenza Giuseppe Pirinu, direttore scientifico del centro studi regionale dei consulenti del lavoro, nonché consigliere provinciale dell’ordine. «Dopo gli spot di Governo sulla ripresa economica e gli immancabili proclami della politica nazionale, e non solo, portatori spesso di vane speranze a danno di chi, purtroppo il lavoro non ce l’ha - dice Pirinu - è doveroso analizzare la situazione occupazionale in Gallura che lotta disperatamente per riemergere da una crisi a tratti irreversibile. Una risalita zeppa di ostacoli, come i dati ufficiali evidenziano. Da un lato si registra un leggero rialzo del tasso di crescita delle imprese ma, dall'altro, spaventano i numeri della disoccupazione». I dati che Pirinu presenta evidenziano criticità ma non tralasciando timidi segnali di ripresa. Il dato assoluto non è confortante per la Gallura. «La percentuale di disoccupazione si attesta al 18 per cento – illustra Pirinu che è, anche, consigliere comunale a Tempio con delega al lavoro - quella giovanile è arrivata al 47 per cento. Si registra nel contempo una lieve flessione di quella femminile, ma ritengo la cosa sia ascrivibile al fatto che le donne sono talmente scoraggiate, talvolta discriminate, da rinunciare ad iscriversi nei Centri per il Lavoro».

Il dato che più allarma è che quasi un giovane su due è senza lavoro. Una boccata d’ossigeno, sia pur temporanea, la si è registrata nell’ultima stagione turistica. Il flusso dei vacanzieri, parte dei quali incoraggiato anche dalla crisi del Nord Africa, si è riversato in Gallura facendo registrare un più 25/30 per cento di presenze rispetto all’anno precedente. «Ciò - continua l’esperto - ha determinato un aumento proporzionale del lavoro stagionale, consentendo a più lavoratori di beneficiare degli interventi a sostegno della disoccupazione e più in particolare della Naspi (Indennità di Disoccupazione). Ma ciò non basta. Il vero problema è la mancanza di un tessuto economico che non consente occupazione stabile, nonostante gli strumenti posti a disposizione alle aziende dal Governo: nuovo esonero triennale per le assunzioni a tempo indeterminato, progetti regionali “Garanzia Giovani” e “Flexsicurity”, tirocini di inserimento e reinserimento lavorativo, contratti di apprendistato e altre formule per diminuire il costo del lavoro. Quello che occorre è una politica seria di aiuto alle imprese che possa finanziare le aziende che effettivamente possono creare occupazione stabile. Non mi sembra un aiuto concreto insistere Cassa Integrazione e altri ammortizzatori sociali. Con le stesse risorse, date a chi le avrebbe investite oculatamente, i lavoratori avrebbero potuto avere un lavoro a tempo indeterminato e non un sussidio provvisorio”.

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