Perizie contrastanti per Angelo Frigeri
Il giovane antennista, accusato di triplice omicidio, sarebbe capace di intendere e volere per l’accusa: ma non per la difesa
TEMPIO. Il processo per il triplice omicidio di Tempio si aprirà mercoledì prossimo e sarà una battaglia tra periti. Sotto accusa Angelo Frigeri, l’antennista di Tempio accusato d’aver sterminato il 17 maggio del 2014 un’intera famiglia (Giovanni Azzena, la moglie Giulia Zanzani e il figlio della coppia, Pietro, un ragazzino di 12 anni) Il rito abbreviato è condizionato al deposito e alla disamina dei risultati di ben tre perizie: la prima disposta dal gip, l’altra della pubblica accusa e la terza dalla difesa, richiesta dall’avvocato Giampietro Cocco, legale di Frigeri.
Le prime indicazioni trapelate sulle consulenze d’ufficio e della pubblica accusa parlano di Frigeri capace di intendere e di volere al momento dell’eccidio. Per Vito La Spina, il neuropsichiatra incaricato dal gip Vincenzo Cristiano, non ci sarebbero dubbi in proposito. Un responso sfavorevole all’imputato che troverebbe un puntello nelle conclusioni del consulente nominato dalla Procura, Renato Ariatti, un psichiatra forense di Bologna. Conclusioni opposte a quelle della consulente della difesa, la psichiatra Veronica Dessì, per la quale Angelo Frigeri era, al momento del triplice delitto, incapace di intendere e di volere. Una risultanza di parte che ha fatto propendere il difensore del giovane ad andare a processo con un rito abbreviato condizionato dove tutto si gioca (si tratta di ergastolo) sulla sostenibilità giuridica di una o delle altre perizie. L’udienza con i periti è fissata per mercoledì prossimo, quando il gip ha programmato la discussione delle tre consulenze psichiatriche. Le discussioni e la probabile sentenza entro il 20 gennaio 2016, alla ripresa del processo. L’avvocato Giampietro Cocco non ha commentato le indiscrezioni trapelate sulle perizie psichiatriche che danno per certa la capacità d’intendere e di volere del suo assistito e, diplomaticamente, annuncia attività e richieste sorprendenti che arriveranno nel corso della fase dibattimentale, «perché il processo si svolge davanti ai giudici, non in una pubblica piazza». Il delitto di Tempio venne compiuto il17 maggio del 2014, e il movente, banalissimo, sarebbe legato alla restituzione di una auto che la famiglia Azzena (Giovanni e la moglie Giulia Zanzani) avrebbero rifiutato di restituire al loro presunto assassino.
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