La Nuova Sardegna

Olbia

Aggius, la decana delle tessitrici si racconta: «L’arte del tappeto è nata in uno stazzo»

Marco Bittau
Mattia Lepori al telaio
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Mattia Lepori al telaio

La decana delle tessitrici al lavoro nel suo laboratorio. Tra vecchie foto, appunti, bisacce e coperte della bisnonna

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INVIATO AD AGGIUS. Per tutta la vita Mattia non ha buttato via nulla. Vecchie fotografie appese alle pareti, libri e appunti sparsi, scampoli di tessuto e poi tappeti, coperte e bisacce dono di nozze di una bisnonna. Soprattutto non ha mai buttato via i ricordi, la memoria storica dell’arte della tessitura in Gallura, tramandato di madre in figlia da almeno quattro generazioni. Un sapere umile che oggi lentamente scompare di fronte al mercato globale che spazza via le produzioni artistiche di difficile industrializzazione. Quelle che bruciano fatica e non producono reddito da poter dire tessere è un lavoro. Belle e impossibili, legate a un mondo che non c’è più.

Dall’alto di una saggezza antica e di una settantina d’anni portati bene, Mattea “Mattia” Lepori è la decana delle tessitrici di Aggius, custode di un’arte preziosa come la terra in cui vive: uno stazzo secolare nella valle di Fluminaltu, nelle campagne alle porte del paese, irraggiungibile dai telefoni cellulari e dai rumori della modernità. È la sua casa natale e anche la casa dei suoi antenati, un luogo incantato dove il tempo si è fermato e la vita scorre ancora secondo tempi, modi e regole che non esistono altrove. A suo modo, è la culla di una civiltà, quella della tessitura, che annovera anche Aggius (insieme a Nule, Sarule, Mogoro) tra le capitali in Sardegna. Tutto nasce lì, dentro quelle mura spesse come un fortino. Il primo legno del mestiere era un telaio orizzontale oggi custodito come un monumento nella tenuta-museo “Il muto di Gallura” di Gianfranco Serra, appassionato custode della tradizione gallurese. Anche lui è un figlio della tessitura, anche lui da ragazzino ha studiato le donne di Aggius al lavoro nella “Via dell’Ordito”. Quasi una festa per la comunità.

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Mattia Lepori lavora ancora oggi nel vecchio stazzo di famiglia a Fluminaltu. China su un “nuovo” telaio – sempre orizzontale – degli anni Sessanta tesse tappeti che sfuggono a qualunque legge di mercato. Opere d’arte che costano care perché ci vuole un’eternità per realizzarle. Sono i tappeti che hanno incantato artisti straordinari come Michelangelo Antonioni e come Maria Lai che tra orditi, intrecci e telai nel 2006 e nel 2008 aveva acceso le luci della ribalta su Aggius con progetti e mostre allestite al museo etnografico Meoc. Mattia lavora sotto una luce fioca, sommersa da disegni e modelli. Il tappeto finito è interamente realizzato da Mattia: lei ha preparato l’ordito di cotone, lei ha tessuto intreccio dopo intreccio, sempre lei ha curato la tintura con i colori naturali estratti dalle erbe del giardino di casa. Gioielli senza prezzo che arredano le ville della Costa Smeralda o di molte capitali europee.

Oggi l’arte della tessitura e l’epopea dello stazzo di Fluminaltu rischiano di scomparire. Ad Aggius le tessitrici frequentano una qualificata scuola di formazione, ma è ancora difficile pensare al tappeto d’autore come una prospettiva professionale. Così Ivana, figlia di Mattia, medita la fuga dal telaio e come lei anche tante altre figlie di tessitrici storiche. «Basta, nessuno tutela e valorizza il nostro lavoro». Deluse, pensano a un futuro che non sia solo la teca di un museo etnografico. Tutte guardano la vita scorrere fuori dallo stazzo.

@marcobittau

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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