Più morti che nati, per Calangianus un altro anno nero
Anche se il numero dei residenti tiene, il saldo è negativo La chiusura delle fabbriche di sughero alla base della crisi
CALANGIANUS. L’ultimo giorno dell’anno è tradizione partecipare numerosi all’appuntamento del Te Deum di ringraziamento cantato nella parrocchiale, durante il quale si comunicano i dati della vita della comunità. Si è molo attenti al numero dei nati e dei morti. E si inizia a discuterne. Poi arrivano le conferme dei dati dell’anagrafe comunale. Sono dati che tutti, alla fine, vogliono conoscere con curiosità per capire la consistenza numerica della popolazione di un paese che pare non abbia intenzione di crescere.
Così il 2015 si è chiuso con una popolazione di 4181 abitanti di cui 2085 maschi,2096 femmine). Se raffrontati al dato del 2014 ( 4176 abitanti) per la prima volta da vari anni la cifra dei residenti non diminuisce. Ma nessuno si illude perché rispetto agli anni precedenti non c’è molto da stare allegri: appena nel 2012 gli abitanti erano 4219, nel 2012 ben 4252 .Nel 1998 addirittura 4770. Fra i 4181di oggi, poi, sono da considerare anche residenti 151 stranieri ( 59 maschi e 92 femmine)di varia nazionalità. Allo stato civile i nuovi nati risultano 31, i morti 41; nei registri parrocchiali i dati delle nascite corrispondono ai 30 battesimi (29 nell’anno precedente) ; i defunti sono 43 contro i 52 nel 2014 che è stato uno degli anni peggiori poiché per la terza volta si era superata la soglia dei 50 morti negli ultimi 50 anni.
In un modo o nell’altro, il saldo naturale è negativo perché ci sono ogni anno più morti che nascite e questo la dice lunga sulla demografia di casa nostra . Tutti dati di una crisi che il paese vive da oltre un decennio perché le fabbriche, quelle che sono rimaste, non possono garantire la forza lavoro di una volta, gli artigiani si sono ridotti sensibilmente, le giovani famiglie hanno incertezza sul futuro e molti giovani cercano nuove forme di lavoro altrove. E chi ha competenze specifiche con tanto di laurea non rientrerà più. Un paese che dava lavoro anche al circondario ora, a malapena, difende la busta paga di chi lavora in aziende che hanno non poche difficoltà a guardare al futuro con serenità.
Del resto la crisi sugheriera è evidenziata da un fatto negativo: il sughero sardo sempre più raggiunge il Portogallo. In questo modo mancano posti di lavoro perché non si trasforma più in loco buon parte della materia prima. E se non si lavora a ciclo completo il sughero, anche la demografia calangianese ne risente.
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