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Olbia

Olbia, rivoluzione per i gazebo: baristi e ristoratori pronti alle barricate

Tiziana Simula
Un gazebo di un bar in viale Aldo Moro
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Un gazebo di un bar in viale Aldo Moro

Dal 1° gennaio è in vigore il nuovo regolamento comunale. Via i dehors dalle strade trafficate come viale Aldo Moro

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OLBIA. Via tavolini e sedie in plastica, moquette colorate, coperture e separè inadeguati. D’ora in poi, bar e ristoranti della città che vorranno offrire ai loro clienti il servizio all’esterno del loro locale, dovranno allestire lo spazio rispettando regole ben precise, che stabiliscono anche i materiali e perfino i colori delle strutture, in un’ottica di miglioramento del decoro urbano e di una circolazione stradale sicura.

La rivoluzione dei tavolini. La “rivoluzione dei tavolini” è già cominciata. Dal 1 gennaio è infatti entrato a regime il “Regolamento dei dehors”, ovvero quella serie di elementi che arredano lo spazio esterno al locale dove si servono alimenti e bevande al pubblico, nuova Bibbia per bar e ristoranti della città, che il consiglio comunale aveva approvato all’unanimità nell’aprile 2015. Scaduto il periodo di proroga concesso ai commercianti per adeguare i loro gazebo, il regolamento diventa ora operativo. Ma molti pubblici esercizi, bar in particolare, sono già sul piede di guerra. Non per i materiali o i colori da utilizzare. Ma perché, i dehors, dovranno proprio smantellarli. Dovranno far sparire sedie, tavolini, pedane e quant’altro dallo spazio sulla strada finora occupato (e pagato). Niente più caffè all’aperto per i clienti. Così stabilisce il “Regolamento dei dehors” che vieta le strutture in determinate vie: quelle della viabilità principale o a traffico intenso.

Le strade off limits. «È vietata l’occupazione della sede stradale veicolare con dehors, anche con soli elementi di arredo, sulle strade che compongono la viabilità principale o a traffico intenso individuate dal Piano urbano della mobilità», recita l’articolo “incriminato” del Regolamento, che sta facendo disperare una marea di esercenti. Dunque, niente più gazebo in via Roma (dalla rotatoria del cimitero all’incrocio con via Mameli), via Mameli, Redipuglia, D’Annunzio, Brigata Sassari, Barcellona, Corso Veneto, viale Aldo Moro, Galvani, Veronese e via Vena Fiorita, per citare alcune delle principali vie in cui è interdetta l’occupazione della sede stradale. Una regola dura da digerire in un momento di pesante crisi economica.

Le proteste. «Abbiamo aperto a ottobre. Per noi che stiamo cominciando è una mazzata – dice Melania Budroni, del cafè-bistrot “Dolce e salato” , in viale Aldo Moro – Siamo molto demoralizzati. Con i tavoli fuori si lavora benissimo: siamo a gennaio e la gente vuole stare ancora seduta all’aperto. Paghiamo il suolo pubblico e non siamo di ostacolo alla visibilità degli automobilisti. Perché toglierci il lavoro? Ci auguriamo che il Comune riveda il regolamento e vada incontro alle attività».

Salvatore Arras del “Bar Tore”, sempre in viale Aldo Moro, ha già smantellato tutto. È molto arrabbiato, «ma – dice da dietro il bancone – non potevo fare diversamente: non posso permettermi di pagare una multa». Il dissenso non cambia dall’altra parte della città. «Per il nostro lavoro è un duro colpo, e poi, i gazebo esistono in tutto il mondo – aggiunge Elido Bua, del bar Bua, in via Roma –. Occupiamo e paghiamo lo spazio dei parcheggi: se crea problemi alla circolazione una pedana, allora, li crea anche una macchina parcheggiata». Dal bar Baraonda, in via Mameli, sperano in un correttivo. «Già il commercio è bistrattato e stra-tassato, ora ci tolgono anche la possibilità di lavorare – attacca Edoardo Padre – Questo regolamento ci danneggia e finora le ragioni che ci sono state date sono molto opinabili». Nessuna chance per Enzo D’Ambrosio della pizzeria paninoteca Nottambulando, in via Mameli: lui, è un artigiano. E il regolamento parla chiaro: “È vietata l’installazione di dehors per attività artigianali”. «Questo servizio per noi è fondamentale: senza, dobbiamo abbassare la serranda e mandare a casa cinque dipendenti. Sopravviviamo alla crisi e ci ostacola il Comune?».

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