Giovannelli: «Sessista io? Parlavo di maxi fregatura»
Riforma degli enti locali, il sindaco replica all’accusa del collega sassarese Sanna Per il primo cittadino la legge regionale varata conferma il voltafaccia turritano
OLBIA. Il botta e risposta è anche un po’ surreale. I sindaci di Sassari e Olbia si lanciano poco cortesi complimenti a distanza. Gianni Giovannelli accusa il collega turritano di “gioco a fottere”. Nicola Sanna replica: “Linguaggio sessista, violento e maschilista”. Il sindaco di Olbia rilancia. Sullo sfondo dell’infelice scambio di battute una battaglia reale, per l’autonomia amministrativa della Gallura.
Il sesso non c’entra. «Trovo surreale e ridicolo l’arrampicarsi sugli specchi del sindaco Sanna che mi accusa di aver utilizzato un linguaggio da politica sessista, violenta e maschilista – afferma Giovannelli –. Non voglio pensare che ignori il significato che ormai da tempo ha assunto l’espressione “gioco a fottere”, intesa come fregatura, nel caso in questione. Non posso credere che lui utilizzi questa frase in un contesto legato alla sessualità. Altrettanto inappropriato da parte sua è scomodare il rigore berlingueriano, sempre nel tentativo di nascondere la luna col dito, spostando l’attenzione dal cuore del problema ai toni usati per rappresentarlo in un momento particolare e ben definito».
Il tradimento. La novità dell’Unione delle città medie di area metropolitana non era piaciuta per nulla a Giovannelli. Una decisione che di fatto rottama l’autonomia della Gallura. Il sindaco aveva puntato il dito contro il cambio di rotta dei cugini sassaresi con cui l’accordo era il sostegno all’Area vasta del nord Sardegna. «Di fatto la vera chiave di lettura del comportamento di Sanna – aggiunge il primo cittadino – si svela nella parte finale del suo intervento, quando mi accusa di avere svolto, ai tempi in cui ero consigliere regionale, azioni centripete e protezionistiche. Evidentemente mi accusa di avere fortemente voluto e ottenuto l’autonomia della Gallura con l’istituzione della provincia di Olbia, contro il volere e gli interessi di chi avrebbe voluto e ancora vuole questa città sotto il cappello egemone di Sassari e Cagliari. D’altra parte questa mia considerazione trova un inoppugnabile riscontro nella leggina regionale appena approvata, che questa volta in gallurese definisco “a futtì”».
Sanna aveva indicato «nelle ambizioni egemoniche di alcuni gruppi politici olbiesi nei confronti dei nuoresi», la vera causa del fallimento del progetto dell’area vasta. Mentre invece un contributo al tramonto di quel piano sarebbe arrivato anche «dalla costante ricerca, seppur legittima, ma ritengo ormai anacronistica, di voler far rivivere una provincia con capoluogo Olbia».
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