Un omaggio ai militari deportati
L’Acit ricorda i soldati che dopo l’armistizio non vollero combattere coi tedeschi
OLBIA. Il ricordo ha mille sfaccettature. Perché nei lager nazisti ci sono finiti innanzitutto gli ebrei, ma anche zingari, omosessuali e oppositori di ogni genere. E quindi pure quei militari italiani che, dopo l’armistizio dell’8 settembre del 1943, si sono rifiutati di continuare a combattere nelle fila dell’esercito tedesco. Per questo l’assessorato alle Politiche giovanili, l’associazione culturale italo tedesca e la biblioteca simpliciana hanno deciso, in occasione della Giornata della memoria, di ricordare anche la tragedia degli internati militari italiani. In programma due appuntamenti. Domani alle 11 nell’aula magna del liceo classico Gramsci l’incontro con lo storico e scrittore Mario Avagliano e le testimonianze di Diego Loi e Giuseppe Onni, nipoti di Diego Are, noto filosofo e scrittore di Santu Lussurgiu deportato nei lager nazisti. Di pomeriggio, alle 17.30 nella sala conferenze dell’Expo, un nuovo contributo di Mario Avagliano e le testimonianze di Giovanni e Salvatore Tola, figli di Pietro Tola, di Thiesi, anche lui un internato nei campi di concentramento. I due incontri saranno accompagnati dai contributi musicali di Estemporanea. «Questo è un capitolo di storia dimenticato – spiega Cristina Ricci, presidente dell’Acit -. Anche gli internati militari italiani hanno combattuto una resistenza».
Sulla stessa linea l’assessore Ivana Russu: «È una storia che merita di essere raccontata». «Abbiamo deciso subito di sposare l’iniziativa dell’Acit – commenta il sindaco Gianni Giovannelli –. Per noi è sempre importante tenere viva la memoria, il Comune non può certo tirarsi indietro». (d.b.)
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