Facevano prostituire una sedicenne: in tre a giudizio
Erano finiti in carcere, nel giugno del 2014, con l’accusa della procura distrettuale antimafia, d’aver costretto una ragazzina a vendersi per poche decine di euro in una casa di Vacileddi
LOIRI. Erano finiti in carcere, nel giugno del 2014, con l’accusa della procura distrettuale antimafia, d’aver costretto una ragazzina di 16 anni a prostituirsi per poche decine di euro un una casa nelle campagne di Vaccileddi. Ieri i tre presunti sfruttatori – due fratelli di origine romena e un loro cugino, che era il “fidanzato” ufficiale della vittima adolescente – nel tentativo di guadagnare tempo hanno revocato per la seconda volta, nel giro di pochi mesi, il mandato al loro legale. Mossa inutile perché il tribunale ha prontamente nominato i difensori d’ufficio. Il tutto per evitare che si arrivasse alla sentenza in vista dell’ormai imminente scadenza dei termini della carcerazione preventiva. Una corsa contro il tempo che, ieri mattina, ha impegnato il pm della Dda di Cagliari Rita Cariello e il presidente del tribunale, Gemma Cucca, in un duello a colpi di codice penale con i difensori, quelli revocati e quelli appena nominati. La discussione finale del processo riprenderà lunedì prossimo, con le conclusioni del pm, le arringhe difensive e la sentenza.
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La storia di squallore umano prende avvio il 3 giugno del 2014 quando i carabinieri del reparto investigativo di Olbia misero le manette ai polsi di Florin Bogani Danut, 34 anni, del fratello Emil Bogani di 36 e di Adrian Costantino Tandalescu, di 35 anni. I tre, stando alle indagini portate avanti dai militari e coordinate dalla direzione distrettuale antimafia, avrebbero costretto per diverso tempo una connazionale di appena sedici anni a prostituirsi un una casa di campagna tra Porto San Paolo e Vaccileddi. I clienti – quattro dei quali identificati: un insegnante, due liberi professionisti e un operaio – avevano contattato la ragazzina attraverso i siti specializzati in incontri particolari, su Internet. Nelle indagini che avevano portato a scoprire il sodalizio tra i romeni (i due fratelli Bogani e il fidanzato della vittima, Adrian Tandalescu) erano state acquisite anche le schermate nella quali appariva, in foto e pose inequivocabili, anche la ragazzina. La quale, dopo il blitz dei carabinieri che portò in carcere i tre presunti sfruttatori, venne affidata ad un centro di assistenza specializzato nelle terapie psicologiche di recupero e reinserimento. I romeni finiti in cella avevano atteso che la trafila giudiziaria arrivasse al termine. Nel luglio dello scorso anno erano stati rinviati a giudizio dal gup del tribunale di Tempio, e poco dopo la decisione del magistrato avevano revocato l’incarico fiduciario agli avvocati che li avevano seguiti sino a quel momento. Alla loro difesa si era quindi impegnata l’avvocato Rosa Cocco che ieri si è vista revocare l’incarico dai tre imputati. I quali hanno accusato l’avvocato d’aver suggerito loro questa “scelta difensiva”. La nomina di due avvocati d’ufficio è stata necessaria dopo che i tre, riconfermato l’incarico al loro legale, hanno dovuto incassare il rifiuto ad assisterli da parte dell’avvocato Rosa Cocco.
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.La palla difensiva è quindi passata nella mani del presidente della camera penale degli avvocati del foro di Tempio, il cassazionista Domenico Putzolu il quale, ottenuti i necessari termini per approntare la difesa, discuterà il caso lunedì prossimo. Nelle more processuali i tre, stando alle motivazioni che hanno portato l’avvocato Rosa Cocco a rinunciare all’incarico, avrebbero inoltrato un ricorso al tribunale dei diritti dell’uomo di Strasburgo contro quella che ritengono una ingiusta detenzione per un reato da loro mai commesso. Una mossa non concordata con il loro difensore. In pratica i tre avrebbero messo il carro davanti ai buoi ancor prima dell’emissione della sentenza di primo grado. Che potrebbe, per la presunzione d’innocenza dettata dal codice penale, essere a loro favorevole.
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