Re Giorgio e l’inevitabile condanna al rogo
TEMPIO. Sua maestà re Giorgio, da giovedì scorso sovrano incontrastato di Tempio, da ieri è soltanto un ammasso di cenere. Condannato al rogo al termine di un bizzarro processo monocratico che, pur...
TEMPIO. Sua maestà re Giorgio, da giovedì scorso sovrano incontrastato di Tempio, da ieri è soltanto un ammasso di cenere. Condannato al rogo al termine di un bizzarro processo monocratico che, pur giudicandolo non colpevole della maggior parte dei malanni che affiggono la città e il territorio, ha dovuto pur scegliere un capro espiatorio. Fra le accuse più pesanti a suo carico, manco a dirlo, la minacciata chiusura o il trasferimento del Tribunale ad Olbia. Significativamente il giudice ha disertato per protesta il palco ufficiale, preferendo parlare dalla torretta della regia audio "poco adatta - ha detto - per svolgervi un processo". Nell'arringa hanno trovato posto anche il declassamento del Paolo Dettori, la minacciata chiusura del Punto nascita, la Giunta Biancareddu e i suoi assessori e la minoranza consiliare di Antonio Balata. Vizi privati e pubbliche virtù presI di mira, andati ad arricchire l'elenco di manchevolezze, e promesse non mantenute dai politici regionali e locali. Attaccata Abbanoa ma anche il sindaco a cui è stato chiesto di affrettarsi per fare arrivare nella case di Tempio e dell'alta Gallura l'acquaRio Paggjolu. Più concretezza è stata chiesta anche per Limbara e Rinagghju, da 60 anni chimere delle città.Un appello infine,anche ai tempiesi perché abbassino i toni delle loro dispute. Poi il fuoco purificatore.(a.m.)
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