La Nuova Sardegna

Olbia

Nuovi confini per l’oasi di Trinità

di Sebastiano Depperu
Nuovi confini per l’oasi di Trinità

Regione e Provincia approvano la delocalizzazione: l’area si sposta a Tinnari

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Regione e Provincia approvano la delocalizzazione dell’oasi del comune di Trinità. Si sposta da una parte all’altra del territorio comunale, a Tinnari. «Sono molto soddisfatto del risultato ottenuto – commenta il vice sindaco, Gianpiero Carta, che ha seguito tutti gli iter necessari – arrivato dopo diversi ragionamenti e incontri con gli uffici provinciali e con i cacciatori locali, che voglio ringraziare personalmente. I primi, per la grande disponibilità e professionalità; i secondi, per averci dato dei consigli fondamentali, grazie alla loro ottima conoscenza del territorio, per portare avanti e chiudere la pratica nel migliore dei modi». I confini dell’oasi sono stati ridefiniti annullando, di fatto, l’oasi precedente, limitrofa al centro abitato di Trinità per essere delocalizzata nell’area che ricade interamente nei confini del sic Isola Rossa-Costa Paradiso. «Questa soluzione – continua il vice sindaco – avrà diversi risvolti positivi: consentirà ai proprietari dei terreni dell’ex oasi di svolgere qualunque tipo di attività agricola. Nella nuova oasi ci sarà una più razionale e funzionale scelta, in termini di conservazione di habitat e specie e dell’esercizio dell’attività venatoria nelle aree limitrofe al villaggio turistico di Costa Paradiso, con lo scopo di limitare la presenza dei cinghiali; la possibilità per una nuova riserva di partecipare a bandi per contributi e finanziamenti per riqualificare l’area e, in accordo con i privati, valutare l’opportunità di un grande parco naturale che diventerebbe un’importante attrazione turistica». Nella nuova riserva di Tinnari sono ospitate 94 specie di vertebrati. La linea di costa, inoltre, costituisce una delle zone più importanti per le specie migratici. Nell’area, inoltre, si riproducono tre specie di anfibi, 11 di rettili, 65 di uccelli e 15 di mammiferi (tra cui la lepre sarda, il quercino sardo, la martora e il gatto selvatico).

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