Antonio: «Un’infanzia strappata, ora sto rinascendo»
OLBIA. Antonio ha 40 anni. Si strofina le mani, ma parla con tranquillità. Perché nella grande famiglia dell’Arcobaleno ha ritrovato la gioia di vivere e, stavolta, vuole arrivare sino in fondo....
OLBIA. Antonio ha 40 anni. Si strofina le mani, ma parla con tranquillità. Perché nella grande famiglia dell’Arcobaleno ha ritrovato la gioia di vivere e, stavolta, vuole arrivare sino in fondo. Senza arrendendersi, senza mollare. Come aveva già fatto una volta, nel 2008, quando arrivò nella comunità di Maltana. «Riuscii a resistere per due anni - disse - poi sono andato via, senza concludere il mio percorso. E mi sono incasinato di nuovo, buttandomi ancora nel tunnel dell’eroina e dell’alcol. Ma adesso, da sette mesi, ho deciso di riprovarci. Sono convinto, determinato, ce la posso fare. E ho tutta la forza e il coraggio necessari per raggiungere il mio traguardo e liberarmi di un peso troppo grande che ha mandato in frantumi la mia vita».
Il coraggio di Antonio è quello che ha trovato per riuscire a dimenticare l’inferno vissuto da bambino. «Perché quando uno fa scelte sbagliate nel corso della vita, c’è sempre un grande disagio all’origine. A me hanno strappato l’infanzia. Un vicino di casa ha abusato di me e io impotente, terrorizzato, fragile e così piccolo, non sono riuscito a ribellarmi. Esperienze terrificanti, che fanno malissimo, che ti segnano in modo profondo e che non mi hanno consentito di crescere come tutti i bambini felici, nonostante la mia fosse una famiglia meravigliosa. Il tempo è passato, ho frequentato il seminario per 5anni, poi ho lasciato gli studi e a quel punto è cominciato il mio tracollo. Quasi volessi distruggermi, punirmi. Anche se non avevo nessuna colpa. Ma non trovavo un senso per vivere. Ci ho provato, nel 2008, a chiedere l’aiuto dell’Arcobaleno, ma non ci sono riuscito. Poi sono stato in carcere e, da uomo libero, ho deciso di tornare nella comunità di don Andrea Raffatellu. Oggi sono più consapevole, più forte, più sicuro. E voglio andare sino in fondo. Perché è il mio secondo e importante obiettivo. Il primo l’ho raggiunto: ho concluso il percorso di studi e questo mi ha reso davvero felice. Adesso però sto ritrovando la voglia di vivere e mi lascerò alla spalle il passato. La società non ha colpe, io non ho colpe: sono stato rovinato da piccolo da un mostro, e ho già pagato abbastanza. E’ per questo che ora mi rivolgo ai giovani o alle persone che hanno subìto abusi come me: non vergognatevi, non abbiate paura. Si può rinascere. E io lo sto facendo». (s.p.)
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