Un palestinese e un israeliano volontari aiutano i poveri a curarsi
OLBIA. Sono sbarcati in città per parlare di pace. Per dimostrare che dialogo e cooperazione possono abbattere anche muri e barriere con solide radici. L’israeliano Nachshon Gal e il palestinese Lu’y...
OLBIA. Sono sbarcati in città per parlare di pace. Per dimostrare che dialogo e cooperazione possono abbattere anche muri e barriere con solide radici. L’israeliano Nachshon Gal e il palestinese Lu’y Abushaban, ieri pomeriggio, sono stati ospitati in un’affollata riunione dal Laboratorio interculturale in occasione della 18esima edizione di «Semi di pace», un programma di incontri promosso dalla rivista Confronti.
I due sono volontari operano e collaborano con lo scopo di garantire cure mediche ai palestinesi indigenti. «Nei territori palestinesi esistono poche possibilità di cura, per quanto riguarda cancro, diabete e altre malattie – spiega Nachshon Gal, dell’associazione Road to recovery –. In Israele la situazione è diversa. Così la nostra associazione si occupa di trasportare i bisognosi dal confine fino alle strutture ospedaliere israeliane. Con noi, per esempio, è anche più semplice riuscire a superare i checkpoint».
Il palestinese Lu’y Abushaban fa parte dell’associazione Basmat al-Amal, che si occupa di facilitare ogni operazione relativa al trasporto e all’assistenza. «Vengo dalla striscia di Gaza, da una città con pochissimi servizi – racconta – . Sono migliaia le persone che hanno bisogno di cure. L’unica speranza è rappresentata dagli ospedali di Israele. La Palestina riesce a pagare le cure in queste strutture, ma non il trasporto». I due guardano al futuro con gli occhi della realtà. «La fine del conflitto? È possibile, ma la situazione è sempre molto complicata – spiega Nachshon Gal –. I due popoli vogliono vivere in pace. Però ci sono dei capi troppo deboli, che hanno paura di arrivare al compromesso. E poi, sia da una parte e sia dall’altra, esistono minoranze estremiste che non vogliono la pace». (d.b.)
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