La Nuova Sardegna

Olbia

Guardie carcerarie, la protesta si fa dura

di Angelo Mavuli
Guardie carcerarie, la protesta si fa dura

Sit in davanti al tribunale degli agenti di polizia penitenziaria. I sindacati: organici ridotti all’osso e tanti disservizi

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TEMPIO. Diversi agenti della polizia penitenziaria, rappresentanti di tutte le sigle sindacali del Corpo, in servizio nella Casa di reclusione di Nuchis, hanno protestato ieri mattina di fronte al tribunale di Tempio, contro la carenza dell’organico, per la mancanza di un direttore e di un comandante fissi e contro un’altra serie di disservizi “da tempo presenti e mai presi nella giusta considerazione”.

Organico sottodimensionato. La Casa di reclusione, classificata finora di “alta sicurezza”, è nella realtà dei fatti “Carcere di massima sicurezza”. Per la pericolosità sociale dei detenuti e per la mole di lavoro oltre misura. Assieme agli agenti della polizia penitenziaria era presente, fra gli altri, anche Alessandro Cara, segretario Regionale dell’Ugl. «Da anni ormai - dice il segretario Cara -, chiediamo inutilmente che l’organico venga adeguato alla pianta organica, predisposta dagli enti competenti nel momento in cui la struttura, il 27 novembre 2012, fu stata avviata. Sinora sui 158 agenti previsti dalla pianta organica abbiano in servizio effettivo soltanto 96 unità. Un meno 62 che pesa interamente sulle spalle del personale e che significa un sovraccarico di ore di lavoro che pesano sempre di più con il perpetuarsi della situazione e che mettono in pericolo la nostra stessa sicurezza e la sicurezza degli ospiti. Devo anche sottolineare - dice Cara - che è grazie alla professionalità degli agenti ed alla loro abnegazione, se nel carcere di Nuchis si vive ancora, tutto sommato, in un clima sereno».

Richieste inascoltate. Le altre motivazioni del sit in di ieri mattina, di fronte al tribunale di Tempio, preso come luogo simbolo per portare all’esterno la protesta, sono state illustrate anche con un lungo comunicato stampa dal sindacalista Antonio Cannas. «La protesta di oggi, giunta al termine di una serie di segnalazioni, inviata nei mesi scorsi ai più alti vertici dello Stato, della Regione e dell’Amministrazione penitenziaria nazionale e regionale, rimaste tutte senza alcuna risposta, ha lo scopo di coinvolgere e sensibilizzare l’opinione pubblica, sulle problematiche che affliggono il nostro Corpo che, se ignorate, potrebbero avere ripercussioni negative anche sulle società esterna». Sulla stessa linea le dichiarazioni degli altri agenti e delle altre sigle sindacali. Giulio Santoru, Stefano Musino, Luigi Arras, Gianfranco Falferi Vannino Piana, rappresentanti rispettivamente dell’Osapp, dell’Uilpap, del Sinape, dell’Uspp e del Cnp.

Direzione a scavalco. Tutte sigle sindacali della Polizia Penitenziaria, sinergicamente impegnate a superare un momento reso ancor più difficoltoso e problematico dalla mancanza di un comandante della guardie, dopo la collocazione in pensione, a fine estate, di Pietro Masciullo, preparatissimo comandate del Corpo e dopo il trasferimento a fine anno della , valentissima direttrice Carla Ciavarella, entrambi sostituiti “a scavalco”.

Acqua e sicurezza. Ma non basta. I sindacati ribadiscono, per l’ennesima volta, il grave problema riguardante l’impianto della distribuzione dell’acqua potabile che crea notevole disagio sia al personale che alla popolazione detenuta e le problematiche riguardanti i cancelli della portineria esterna «non funzionanti a comando elettronico e con il personale costretto a lasciare il posto di servizio per andare ad aprire manualmente l’enorme cancello. Una mancanza di sicurezza - dice il comunicato -, trattandosi oltretutto di un servizio privo della vigilanza armata di sentinella».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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