La Nuova Sardegna

Olbia

Pittulongu, avanza un mare di liquami

di Giandomenico Mele
Pittulongu, avanza un mare di liquami

Abbanoa si difende: «Gli impianti hanno funzionato, ma c’è stato un sovraccarico dovuto alle piogge dei giorni scorsi»

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OLBIA. La notte e il vento hanno asciugato parte delle pozzanghere fangose, ma non hanno certo fatt rientrare l’allarme a Pittulongu, terra di frontiera, zona franca ambientale dove basta una normale pioggia per far saltare il sistema fognario. Acque piovane con acque reflue, corsi di liquami diretti verso il mare, residenti circondati da puzza insopportabile. E stanno per arrivare i turisti. «In 40 anni non è mai successo niente – racconta Nino Sini, uno dei primi imprenditori turistici di Olbia – da quando ci sono quelle pompe sommerse non viviamo più». Telefonate agli avvocati, relazioni di carabinieri e forestale, un esposto pronto da consegnare alla magistratura, documentazione sufficiente a riempire un armadio con cui si accerta che nella perla del turismo olbiese esplodono i tombini ed escono i liquami dalle fogne alle prime piogge.

Il tubo che non c'è. Nei giorni scorsi Pittulongu è stata meta di una visita esplorativa da parte degli assessori comunali all'Urbanistica, Carlo Careddu e all'Ambiente, Giovanna Spano. La questione è delicata, perché in questo caso le responsabilità di Abbanoa potrebbero essere limitate. Le pompe di sollevamento non hanno retto l'urto dell'acqua scesa giù nei giorni scorsi, ma il problema strutturale è la commistione tra acque piovane e reflue. Dal cielo scende la pioggia, ma dai tombini escono i liquami delle fogne. Non proprio un percorso virtuoso. Ma Nino Sini rivela un particolare che getta qualche ombra sulle infrastrutture di Pittulongu. «Quando ho ceduto parte della strada al Comune per la nuova viabilità – racconta – durante i lavori è stato eliminato un tubo sotterraneo che trasportava l'acqua e le consentiva di defluire lungo le canalette. Senza il tubo l'acqua trova ostacoli e si allaga tutto».

La difesa di Abbanoa. Pioggia, carenze infrastrutturali e confusione urbanistica. Un mix che condanna i malcapitati residenti a ingoiare bocconi amari e, soprattutto, respirare cattivi odori. Ma Abbanoa si difende. «Abbiamo già fatto le nostre comunicazioni ad Arpas e Provincia – spiega lil gestore – gli impianti di sollevamento hanno funzionato, ma c'è stato un sovraccarico dovuto alle piogge dei giorni scorsi. Il problema riguarda tutta la Sardegna e negli ultimi anni abbiamo subito danni per 40 milioni». Ma la vera questione riguarda la famigerata commistione delle acque piovane con quelle reflue. «Noi gestiamo solo la rete fognaria – aggiunge Abbanoa – ma ci troviamo davanti problemi storici delle reti cittadine, abbiamo ereditato situazioni dove le reti non sono separate, soprattutto dove c'è stata una urbanizzazione selvaggia».

Emergenza Pittulongu. Resta il fatto che ogni volta che piove Pittulongu si trasforma in una piscina fangosa. Con sversamento dei liquami in mare, una melma indistinta negli stagni davanti alla spiaggia e un'immagine ancora più infangata. «Sono 43 anni che faccio l'imprenditore con il mio albergo e ristorante, è una vergogna che questo posto sia ridotto così, non ne posso più – denuncia Nino Sini – qui viviamo in condizioni vergognose, ci vorrebbe più rispetto per il turismo che è l’industria più importante di Olbia».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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