La Nuova Sardegna

Olbia

Campo Rom abusivo: indaga la Procura

di Tiziana Simula

La struttura sarebbe stata realizzata in un’area dove non poteva sorgere e gli alloggi non rispetterebbero le altezze

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OLBIA. “Sa Piana Manna” finisce nel mirino della Procura. E non solo per colpa delle mega discariche che feriscono e inquinano l’ambiente alle porte della città. A finire sotto la lente dell’autorità giudiziaria è il campo Rom. Realizzato e inaugurato in quattro e quattr’otto nel 2009, poco distante dal depuratore, opera figlia del naufragato G8 della Maddalena.

Su quell’insendiamento che ospita attualmente circa duecento persone, la Procura di Tempio ha aperto nel 2015 un fascicolo, delegando la polizia locale per l’attività investigativa. Indagini condotte nel massimo riserbo, sulle quali non è mai trapelato nulla. Ma sembrerebbe che più di una violazione sia stata compiuta su quell’intervento volto a ospitare la comunità Rom, fatta traslocare dalla zona Colcò che fino a quel momento aveva accolto le numerose famiglie che vivono in città. Il campo Rom di “Sa Piana Manna” sarebbe infatti privo dei requisiti necessari: sarebbe stato realizzato in una zona dove non avrebbe potuto sorgere, classificata AT-HA, destinata a impianti tecnologici di depurazione, trasformazione e smaltimento di rifiuti, produzione e trasformazione di energia. Tant’è vero, che lì si trova il depuratore della città. Non solo. Non sarebbero a norma neppure i 19 moduli abitativi nei quali, dal 2009, vive la comunità Rom: tutti con un’altezza inferiore ai parametri imposti dalla normativa vigente, che fissa in 2,70 l’altezza minima per poter essere abitabili, mentre quelle sarebbero alte 2,50. In realtà, dei box.

La realizzazione del campo di via Conca Onica, strada che attraversa “Sa Piana Manna”, era stato inserito tra gli interventi collegati al G8 della Maddalena, poi trasferito all’Aquila. La nuova destinazione si era resa necessaria per permettere il potenziamento dell’aeroporto “Olbia Costa Smeralda”, attraverso la realizzazione di una viabilità di accesso e l’adeguamento del raccordo con la strada statale 125. In pratica, sull’accampamento di zona Colcò sarebbe dovuta passare la nuova strada per l’aeroporto. Per questo, nel pacchetto dei lavori del Costa Smeralda c’era finito anche il campo nomadi. Da qui, la necessità del trasferimento e la realizzazione del nuovo insediamento, costato oltre un milione e mezzo di euro. Il tutto dietro la regia del comitato interministeriale incaricato di organizzare, in collaborazione con gli enti locali, gli interventi e le iniziative legate al G8, e del soggetto attuatore che, per eseguire i lavori, si avvalse dell’affidamento diretto. Procedure snelle, svincolate dall’iter degli appalti, così come prevedeva il decreto della presidenza del consiglio dei ministri sui progetti e le iniziative legate al G8.

Nell’estate del 2009, il taglio del nastro del nuovo campo rom. Che ora si scopre non avere esattamente tutte le carte in regola. Sorto in un’area dove non avrebbe dovuto, e con alloggi che non avrebbero potuto ottenere la destinazione d’uso di abitazione perché più basse rispetto ai parametri di legge.

Il G8 alla fine neppure c’è stato in Sardegna. Quindi, non sono stati neanche realizzati i lavori sulla viabilità per l’aeroporto. E quel che è peggio, non c’è mai stata la bonifica a Colcò, inserita nello stesso pacchetto del G8. Una bomba ecologica in attesa di interventi.

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