La Nuova Sardegna

Olbia

Serra: «Troppo caos e mancati allerta»

di Giampiero Cocco
Serra: «Troppo caos e mancati allerta»

Il ritardo nella convocazione del centro operativo comunale confermato in aula dal comandante della polizia locale

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TEMPIO. Il caos, l’assenza di coordinamento delle forze in campo, il mancato allerta elle popolazioni e il disinteresse per la vita umana da parte di un operaio dell’Anas, quando il devastante ciclone Cleopatra imperversava in Gallura, sono emersi, ieri mattina, nel racconto del comandante della polizia locale di Olbia, Gianni Serra.

Alla base di tutto ci sarebbe stato il ritardo nella attivazione del Centro operativo comunale che avrebbe dovuto, sin dall’avviso di allerta meteo diramato dalla protezione civile regionale il 17 novembre del 2013 (che anticipava di un giorno il devastante passaggio sulla Gallura) attivare una serie di misure di prevenzione per mettere in sicurezza il territorio e le infrastrutture strategiche – strade, linee ferroviarie, tralicci elettrici – e assicurare protezione e assistenza alla popolazione. Questo il punto principale e più contrastato (da accusa e difesa) della lunga deposizione del comandante della polizia locale, Gianni Serra. Il dirigente, rispondendo alle domande del Pm Domenico Fiordalisi , ha cronologicamente descritto gli avvenimenti di tre giorni di allerta (16,17, e 18 novembre 2013), mostrando un video che racchiudeva le riprese di televisioni private dell’area del disastro durante e all’indomani dell’alluvione, con approfondimenti fotografici delle zone cittadine e del territorio dove persero la vita nove persone. Il comandante ha raccontato come vennero attivate prevenzione e soccorsi in una città che, sistematicamente, è soggetta al tracimamento dei corsi d’acqua che la attraversano, e delle richieste, inoltrate tramite il sindaco, di provvedere alla pulizia e manutenzione ordinaria dei canali sin dal settembre 2013, evidenziando pericolo di esondamento incaso di piogge intense. Dal giorno 16 gli addetti alla protezione civile, i tecnici comunali e i vigili erano impegnati a transennare strade e liberare vie d’acqua dalle ostruzioni nei canali di scolmamento, la cui piena rischiava di esondare e allagare case e scantinati. Un lavoro che impegnò l’apparato comunale ordinario per oltre 24 ore, sino alla domenica pomeriggio quando, in una fase di tregua delle intemperie atmosferiche, arrivò nell’ufficio della protezione civile, diretto dallo stesso Gianni Serra (che aveva delegato la direzione dell’ufficio all’ispettore della polizia locale Giuseppe Budroni (uno degli imputati) il fax che allertava il Comune di Olbia dell’arrivo, nelle 36 ore successive, di un ciclone la cui potenza poteva avere effetti distruttivi su strutture pubbliche, abitazioni private, con rischi di incolumità per la popolazione. Un allarme rosse preso in considerazione quando, secondo il resoconto del comandante Serra, gli effetti devastanti del Ciclone Cleopatra diventarono ingestibili per le forze in campo. L’apparato comunale fu istituito alle 15 del giorno 18, quando il ciclone imperversava, e la prefettura (che avrebbe dovuto sovrintendere alla gestione dell’emergenza) venne allertata dal sindaco Gianni Giovannelli alle 17. Il comitato provinciale per l’emergenza si insediò dopo le 21, quando morti e danni erano in fase di conta. Gli avvocati di parte civile, Giampaolo Murrighile, Domenico Putzolu, Mario Perticarà e Elias Vacca hanno puntato le loro domande sulla mancata assistenza alla popolazione da parte comunale, mentre i difesori degli imputati, Nicola Di Benedetto, Lorenzo Soro, Pasquale Ramazzotti e Gerolamo e Filippo Orecchioni hanno accentrato le loro domande sulla carenza di informazioni e direttive da parte della protezione civile regionale, della prefettura e della regione Sarda durante prima e durante la fase di emergenza. Contrariamente a quanto avvenne, è stato sottolineato, da accusa e difesa, nel corso dell’alluvione dell’ottobre 2015, quando tutto funzionò a dovere.

Sul banco degli imputati ci sono i sindaci di Olbia (sempre presente in aula) e di Arzachena, rispettivamente Gianni Giovannelli e Alberto Ragnedda, i tre funzionari comunali Antonello Zanda, Gabriella Palermo, Giuseppe Budroni, e un funzionario provinciale, Federico Ceruti Ferrarese. Tutti sono accusati a vario titolo di omicidio colposo, disastro ambientale e mancata attivazione delle procedure d'allarme. Il processo è stato aggiornato al 18 marzo prossimo, quando saranno sentiti ulteriori testi.

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