Pisciottu: «L’Esit vale pochi euro»
Santa Teresa, se il Tar invalidasse l’esproprio il Comune pagherebbe un mini risarcimento ai privati
SANTA TERESA. La vertenza sull’esproprio dell’ex albergo Esit non si è ancora conclusa al Tar. Lo puntualizza il sindaco, Stefano Pisciottu, chiamato in causa dal coordinamento locale di Sel-Si. «Il Comune – replica il primo cittadino – non ha mai imposto il fermo cantiere e l’indennizzo dell’esproprio sarà calcolato a vertenza conclusa, tenendo conto del valore di mercato dell’immobile».
Saltato l’accordo iniziale che prevedeva la cessione della prestigiosa area nel centro storico in cambio di una eventuale cubatura per la realizzazione di un nuovo hotel su aree standard comunali, il braccio di ferro tra la società proprietaria della struttura e il Comune era nato dopo l’avvio dell'iter di esproprio. Perché nel frattempo l’ente aveva comunque rilasciato alla società concessioni edilizie, con cambio di destinazione d'uso, per la ristrutturazione dell’edificio. Sel aveva chiesto chiarimenti perché la società, dopo aver iniziato i lavori in un’ala della struttura in cui sarebbero dovuti sorgere appartamenti, da mesi aveva chiuso il cantiere. E che per far valere i suoi diritti avrebbe fatto ricorso sino al Consiglio di Stato.
«Il Comune non ha imposto l’interruzione dei lavori – spiega il sindaco –, la vertenza di primo grado è ancora aperta davanti al Tar e pare che non sia di immediata definizione». Quanto all’eventuale somma che il Comune sarebbe costretto a versare nel caso in cui la società vincesse il ricorso, replica a Gigi Fratus, dirigente locale di Sel: «Appaiono fantasiose le somme esorbitanti di 1 milione di euro da versare per l'immobile allo stato attuale e di 4 o 5 milioni una volta completato – afferma –. Il Comune non è in alcun modo tenuto a pagare il mancato potenziale utile dell'operazione imprenditoriale che la società si apprestava ad avviare».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google
