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Olbia

Papa Bergoglio secondo Bandinu

Papa Bergoglio secondo Bandinu

L’analisi dell’antropologo di Bitti al convegno organizzato dal circolo “Mazzolari”

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TEMPIO. Ricca di spunti e stimolante: così l'attenta platea del convegno organizzato dal Circolo "Mazzolari" deve avere considerato la relazione di Bachisio Bandinu sull'oralità di papa Francesco. Soprattutto alla luce della recentissima esortazione apostolica sull'amore, uno dei documenti più rivoluzionari del pontificato del successore di papa Ratzinger. "Rivoluzionaria", non a caso, ne viene ritenuta l'oralità, capace di grande forza persuasiva, malgrado la quasi disarmante semplicità delle parole di cui si serve. Proprio su questo specifico aspetto dello stile comunicativo di papa Francesco, stimolato dagli interventi di don Antonio Addis, Tomaso Panu e Mario Medda, vicepresidente del "Mazzolari" moderatore del convegno, Bandinu ha incentrato la sua analisi portando il focus dell'attenzione su una serie di vocaboli di cui si nutre l'oralità del pontefice argentino. Parole di ordine comune come "permesso", "grazie", "scusi", che sembrano solo all'apparenza semplici convenevoli, espressioni per un galateo di circostanza.

«Sono invece parole che denotano un'attenzione comunicante con le molteplici piazze del mondo, che il papa usa come invenzione della quotidianità. Parole non metafisiche - ha dichiarato Bandinu - non teologiche, che hanno a che fare col gesto». Tutto in papa Bergoglio diventa comunicazione della prossimità, e la parola si fa apertura e contatto. «C'è in questo papa una pulsione al tatto, il senso più legato all'emozione, rapporto corpo a corpo. Tensione al contatto con l'altro, un modo per l'io di qualificarsi grazie al contatto con il tu. Abbiamo purtroppo disimparato il vocabolario delle emozioni».

E questo sarebbe un peccato, perché, come ha detto Bandinu, «le parole sono foriere di risorse inaspettate». Non ê mancato un richiamo alle difficoltà e alle resistenze che il messaggio del papa sta incontrando all'interno della stessa Chiesa. È ciò che ha detto, a suo modo, nell'intervento di chiusura il vescovo Sebastiano Sanguinetti, che ha osservato come papa Francesco indirizzi i suoi richiami più severi proprio agli uomini di Chiesa. «L'errore che però si tende a fare - ha fatto presente monsignor Sanguinetti - è quello di tirare dalla propria parte il papa». Come dire che quello di male interpretarne le parole o di farle proprie solo in parte è un modo per ascoltare e non intendere realmente ciò che si sente. (g.pu.)

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