Abusi su una ragazza slitta il processo al padre e allo zio
Udienza rinviata: un imputato non può muoversi dal carcere Violenze durate anni, la giovane si ribellò e denunciò tutto
TEMPIO. Il processo contro M.A. 44 anni, e P.S., di 52, rispettivamente zio e padre di una ragazza vittima di ripetuti abusi sessuali da parte di entrambi è stato aggiornato, per motivi sanitari, al prossimo primo giugno. Uno dei due indagati, rinchiusi dal gugno scorso nel carcere sassarese di Bancali, è infatti impossibilitato a lasciare la cella a causa di una grave patologia, da qui la richiesta di differimento del processo avanzata ieri dal legale dell’uomo, l’avvocato Rosa Cocco. Il tribunale, presieduto dal magistrato Marco Contu, ha chiesto alla direzione del penitenziario sassarese una relazione sanitaria sul detenuto. La vicenda che ha portato i due in carcere (si tratta del padre e dello zio materno della vittima dei presunti abusi sessuali) risale al 2014, quando la ragazza, costretta a vivere in un tugurio in riva al mare e a subire le insistenti e continue “avances” del genitore e del fratello della madre, si ribellò raccontando tutto alle ispettrici della polizia di Stato che erano intervenute nel tugurio in riva al mare per aiutare la famiglia. La tristissima vicenda venne alla luce nel giugno del 2015, quando la Dda di Cagliari dispose l’arresto dei due presunti orchi per riduzione in schiavitù e abusi sessuali continuati sulla ragazza. Tutto prese avvio quando la polizia di Stato, coadiuvata dalla squadra Polmare, dopo aver effettuato un intervento di natura assistenziale nei confronti della giovane donna – in evidente situazione di disagio e di vulnerabilità – aveva approfondito le indagini sui due uomini con i quali conviveva, sospettati di averle usato in più circostanze violenza. I due vennero denunciati alla Procura distrettuale di Cagliari, competente per il reato di riduzione in schiavitù. Il processo contro i due presunti aguzzini riprenderà il primo giugno.
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