La Nuova Sardegna

Olbia

Interventi e lavori: il Comune si mobilita contro la crisi idrica

di Angelo Mavuli
Interventi e lavori: il Comune si mobilita contro la crisi idrica

Vertice con Abbanoa per l’uso dell’acqua del rio Pagghjolu Riscoperta e riattivata anche l’antica diga di Lu Salpenti

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TEMPIO. Il Comune si mobilita per placare la sete della città e affrancare il territorio dall’acqua del Lerno. Tante le novità in cantiere, annunciate dal sindaco Andrea Biancareddu. A cominciare dalla riscoperta e riattivazione di un’ antica diga sulle pendici del monte Limbara. Ma l’elenco degli interventi in programma è lungo: è previsto un incontro operativo a Tempio fra i tecnici di Abbanoa e l’amministrazione comunale per concretizzare l’impiego dei sette milioni di euro per l’immissione in rete dell’acqua del rio Pagghjolu, ma anche il proseguimento dell’ opera di pulizia e ripristino da parte di Abbanoa (già compiuta a La Traversa), sulle trascurate sorgenti di Cappatu - Filaschedda che immetterebbero altri 30 litri di acqua al secondo, in aggiunta agli attuali 40 litri della Traversa. E ancora: un milione di euro all’Enas (l’Ente acque Sardegna) per interventi sulla diga Pagghjolu e, infine, lavori per 800 mila euro per la sostituzione di oltre quattro chilometri di reti idriche con relativi allacci alle utenze in città e a Nuchis.

Sono queste le ultime novità annunciate dal sindaco in una conferenza stampa «per illustrare – ha detto – lo stato dell’opera che si propone l’obiettivo finale di affrancare il territorio dall’acqua del Lerno una volta per tutte». Si è detto entusiasta per la riscoperta di una vecchia diga sulle pendici del Limbara, lungo i tortuosi tornanti di Lu Salpenti, bonificata e riattivata dal personale di Forestas. «L’opera, una bellissima e solida costruzione in granito – ha spiegato il sindaco –, risale al 1934, quando i comuni di Luras e Calangianus, evidentemente consorziati, chiesero e ottennero dal comune di Tempio, proprietario di Limbara, il terreno su cui realizzare la diga. Lasciando al nostro Comune la proprietà della stessa e mantenendo per loro l’usufrutto delle acque. Il merito del ritrovamento dell’opera, incredibilmente abbandonata e rimasta sepolta sotto un mare di frasche ed alberi per oltre 50, 60 anni – ha raccontato Biancareddu – lo si deve a Vittorio Ruggero, tenente della polizia locale, responsabile dell’Unità operativa della Protezione civile, Ambiente e Randagismo. Studioso del territorio per lavoro e passione ed esperto fotografo, la riscoperta della diga (la costruzione più grande sul Limbara, dopo la diga Pagghjolu), si deve al suo intuito. Appena informato – prosegue Biancareddu – mi sono recato sul posto assieme al tenente e all’assessore Francesco Quargnenti. Ho capito subito l’importanza della struttura, non solo dal punto di vista storico e ambientalistico, ma anche per il contributo che avrebbe potuto apportare, se ben impiegata, all’intero territorio per l’approvvigionamento idrico». Sul posto operano da giorni diverse squadre di Forestas che stanno provvedendo a liberare la diga ed i suoi accessi da un’intricata vegetazione: frasche, liane e piante che hanno invaso lo stesso bacino. Per la dimenticata diga di Lu Salpenti riprende una nuova vita e comincia una storia tutta da raccontare.

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