Olbia, il pontile delle polemiche davanti al Tar

Il pontile di Puna Asfodeli

Il Comune non ha ancora sospeso l’autorizzazione all’approdo come chiesto dalla Regione. Il Grig: «Disastro ambientale»

OLBIA. Il pontile adagiato sulle nacchere ritorna nell’aula del Tar. È stata fissata per il primo giugno l’udienza in cui il giudice amministrativo si dovrà esprimere sulla struttura galleggiante realizzata nella Baia degli Asfodeli, a Porto Rotondo, dalla società “Le Alghe". Ad aprile il Tar non aveva concesso la sospensiva dei lavori come richiesto dal Gruppo di intervento giuridico, l’associazione ambientalista guidata dal presidente Stefano Deliperi. Per il Grig l’approdo non solo non ha rispettato tutto l’iter di legge, ma rischia di creare un danno ambientale. Si trova infatti in un’area delicata, sui fondali vivono le nacchere, più note come pinna nobilis, protette da una direttiva europea. Qualche giorno dopo il no alla sospensiva si sarebbe dovuta svolgere la conferenza di servizi. Il Comune aveva annunciato di voler congelare in autotutela il provvedimento del Suap. Ma da allora, a causa di una serie di rinvii, l’autorizzazione non è mai stata ritirata. Il pontile è stato quasi ultimato e sul fondale sono stati sistemati i corpi morti a cui ancorare la struttura.

La prima conferenza di servizi era stata rinviata al 22 aprile. «In quella occasione, nonostante quanto dichiarato in sede di conferenza di servizi, i lavori nella Baia degli Asfodeli sono proseguiti anche con la predisposizione delle reti elettriche – denuncia Deliperi –. Il 20 maggio è prevista la terza conferenza di servizi per provvedere all’annullamento del provvedimento conclusivo del Suap, rilasciato nel mese di ottobre per la realizzazione dell’approdo». Un continuo allungarsi dei tempi che nel frattempo ha permesso ai privati di concludere il pontile. «Una procedura che ha dell'incredibile – aggiunge Deliperi –. È intervenuto infatti un provvedimento che ha evidenziato chiaramente le illegittimità dell'autorizzazione per realizzare un’opera che ha già causato la distruzione e il danneggiamento di diversi esemplari di nacchere, la pinna nobilis protetta da norme comunitarie. Il Savi, il Servizio valutazioni ambientali della Regione, con una nota del 22 aprile ha chiesto al Suap di Olbia di provvedere in sede di autotutela con la revoca del provvedimento autorizzativo per il mancato svolgimento del preventivo e vincolante provvedimento di verifica di assoggettabilità e valutazione di impatto ambientale Via e addirittura in assenza della sottoscrizione del progetto da parte di un ingegnere. Il progetto è stato sottoscritto da un geometra».

Il Grig fa poi un paragone con il caso di Capo Ceraso, sui terreni di proprietà dell'Edilizia Alta Italia, società per azioni controllata dalla Fininvest della famiglia Berlusconi.. «Per il progetto di recinzione in assenza di preventivo parere di valutazione ambientale il Comune si è comportato ben diversamente, bocciandolo. Un comportamento misterioso».

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