Interrogati i cinque aggressori
Gli indagati negano: «Botte e abusi? Non siamo stati noi ad aggredire le 4 donne»
OLBIA. I cinque indagati per l’aggressione da arancia meccanica ai danni di tre donne, una delle quali disabile, non ci stanno a passare per violentatori. Negano decisamente d’aver compiuto l’irruzione nell’abitazione occupata dalle 4 donne Giorgio Ciaddu, 49 anni e il figlio Cristian Ciaddu di 24 anni (difeso dagli avvocati Angelo Merlini e Cristina Mele) si sono dichiarati del tutto estranei alla spedizione punitiva messa in atto contro le quattro donne il 25 aprile scorso. Stesso discorso per Andrea Barca di 24 anni, Mirko Zoccheddu, 25 anni (difeso dagli avvocati Fabrizio Deiana e Marco Petitta) e Igor Azara, 31 anni, assistito dall’avvocato Michele Ponsano. Ieri mattina, nel corso dell’interrogatorio di garanzia davanti al gip Elisabetta Carta, Mirko Zoccheddu e Igor Azara hanno risposto alle domande del pubblico ministero Genevra Grilletti respingendo ogni accusa. Nessuno di loro era in quell’abitazione al momento dell’irruzione dei cinque “picchiatori” uno dei quali a volto scoperto. E per rendere più veritiera la loro versdione dei fatti hanno fatto appello ad una serie di testimonianze che possono confermare il loro alibi, che li vorrebbe a cena a chilometri di distanza mentre si stava consumando il dramma nell’abitazione occupata dalle quattro donne. Per tutti gli indagati, che sono agli arresti domiciliari, i difensori hanno chiesto la revoca del provvedimento restrittivo e ulteriori indagini per accertare cosa sia realmente accaduto nell’abitazione delle donne.
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