La Nuova Sardegna

Olbia

I testi: «Così sono morte madre e figlia»

di Giampiero Cocco
I testi: «Così sono morte madre e figlia»

Ricostruita in udienza la tragica fine di Patrizia Corona e della piccola Morgana (2 anni) dentro l’auto finita nel canale

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OLBIA. La dolorosa ricostruzione, attraverso le parole dei testimoni oculari, della tragica scomparsa di Patrizia Corona e della figlioletta Morgana di appena due anni è stata al centro dell’udienza di ieri sugli eventi luttuosi causati dal passaggio del ciclone Cleopatra nel novembre del 2013 su Olbia e la Gallura costiera.

Il processo, che vede indagati l’ex sindaco di Olbia Gianni Giovannelli, il sindaco di Arzachena Alberto Ragnedda e quattro funzionari comunali e della ex provincia Olbia Tempio per l’omicidio plurimo colposo di 13 persone e per la mancata segnalazione alle popolazioni del pericolo alluvione, è ripreso ieri dopo una sospensione di diversi mesi dovuta all’assenza di un magistrato. In un’aula impraticabile per la temperatura da svenimento (oltre 32 gradi, un disagio dovuto al blocco degli impianti di climatizzazione del tribunale) sono sfilati diversi abitanti delle vie Cina, Germania e Belgio, il triangolo alluvionale dove trovarono la morte, all’interno della Smart guidata dal padre e marito delle vittime, Enzo Giagoni – un ex poliziotto che ha deciso di seguire le vie civili per un risarcimento danni, rinunciando al suo diritto di parte lesa nel procedimento penale – la piccola Morgana e la mamma Patrizia Corona. La più toccante delle testimonianze e stata quella di una abitante di via Cina la quale, dalla finesta della sua abitazione invasa dall’acqua, vide l’auto che, trascinata dalla corrente, si immergeva lelentamente nel canale di via Belgio, mentre madre e bimba urlavano chiedendo aiuto all’interno della utilitaria. Anche ieri, com’è apparso chiaro sin dall’avvio del procedimento penale, è emerso che in quei momenti di puro terrore nessuno diede allarmi o fornì assistenza alla popolazione, inerme davanti alla furia dell’acqua e del fango che invadeva strade, case e trascinava verso il mare di tutto, comprese le vite umane. Il processo è stato quindi aggiornato a venerdì prossimo, quanto verranno esaminate le circostante, ricostruite a posteriori, che portarono alla morte della famigliola di immigrati italo-brasiliani rimasta intrappolata, come topi in gabbia, in un seminterrato nelle campagne di Arzachena, a Lu Mulinu. Isael Passoni, 42 anni,la moglie Cleide Mara Rodriguez di 42 anni e i due figli Laine Kellen di 16 anni e Weriston di 20 anni morirono nel seminterrato sommerso dall’acqua esondata dal rio San Giovanni, che aveva allagato le campagne di Arzachena. Nessuno si rese conto della tragedia che aveva spazzato via l’intera famiglia, i cui corpi vennero ritrovati, il mattino successivo all’alluvione, dai vigili del fuoco.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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