La Nuova Sardegna

Olbia

Al Qaeda, l’accusa presenta nuove prove

di Giampiero Cocco
Al Qaeda, l’accusa presenta nuove prove

Contestata dai difensori l’acquisizione di file estrapolati da pc e telefonini sequestrati durante gli arresti dell’aprile 2015

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SASSARI. Nel processo contro i presunti terroristi di matrice islamica arrestati nell’aprile scorso tra Olbia e diversi centri della penisola fanno capolino, per la prima volta, i contenuti di computer e telefonini sequestrati durante il blitz che portò all’arresto della cellula italiana di Al Qaeda. Nuovi “file” nel quale vi sono registrazioni a più voci in lingua Urdu (l’idioma parlato dal gruppo dei pakistani finiti in carcere con il presunto capo, Sultan Wali Khan, e la loro guida religiosa, l’imam Zulkifal Hafiz Muhammad) erano registrati nei Pc e cellulari finiti sotto sequestro durante il blitz che portò all’arresto dei componenti la presunta cellula terroristica. Un deposito per la successiva acquisizione contestata dal collegio difensivo che, ieri mattina, ha avanzato eccezioni di nullità su tali atti e sulla ammissibilita, da parte dei giudici della Corte d’Appello di Sassari, agli atti processuali di «documenti dei quali non conosciamo il contenuto e per di più acquisiti in fase successiva alla chiusura delle indagini, quindi inutilizzabili ai fini del processo intentato contro i nostro assistiti» hanno spiegato i penalisti Michele Santino e il collega Giovanni Plati, che assistono Sultan Wali Khan e diversi altri coimputati. Richieste di nullità alle quali si sono associatiti tutti i difensori. La Corte, presieduta dal Pietro Fanile, si è riservata di decidere in merito, rinviando tale atto al 15 settembre, alla ripresa del processo. Ieri, dopo che il Pm Danilo Tronci della Dda di Cagliari ha illustrato le nuove acquisizioni effettuate dagli uomini della Digos di Sassari, motivandole nell’ambito di una nuova inchiesta avviata su altri soggetti indagati per terrorismo e collegati al gruppo finito in carcere, la Corte ha conferito l’incarico di traduttore ad un perito di lingua Urdu. Iil quale dovrà tradurre i nuovi documenti che, stando alle indagini della Digos di Sassari, comproverebbero le finalità terroristiche che il gruppo guidato da Sultan Wali Khan avrebbe perseguito negli anni che vanno dal 2005 al 2009, quando in Pakistan vennero messi a segno diversi attentati nei quali persero la vita centinaia di persone (mercato di Peshawar), compresi tantissimi bambini. Accuse pesantissime che Sultan Wali Khan ha sempre respinto sostenendo d’aver fatto da quinta colonna all’interno del gruppo di immigrati del Pakistan che risiedeva a Olbia, nell’isola e nel resto d’Italia colaborando attivamente con la polizia italiana fornendo loro indicazioni sulle presenze di connazionali sul territorio italiano. Il gruppo è accusato, oltre che della programmazione di diversi attentanti in Patria, anche di aver favorito l’immigrazione clandestina di connazionali fornendo loro assistenza logistica, legale e documenti d’identità e soggiorno fasulli, oltre che d’aver organizzato collette economiche per finanziare diverse madrasse (scuole coraniche) che, in Pakistan, sarebbero centri di proselitismo alla Jihad, la guerra santa predicata dai vari califfi del terrore che diffondono le idee dell’integralismo islamico. Il processo riprenderà il prossimo 15 settembre.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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