La Nuova Sardegna

Olbia

in tribunale

Coltivavano la marijuana nel terreno altrui

L’inchiesta sulla maxi coltivazione a Su Canale. Il giovane arrestato interrogato dal gip

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OLBIA. Stefano Pala, l’olbiese trentenne arrestato con l’accusa di essere uno dei “coltivatori” della maxi piantagione di cannabis scoperta dalla polizia nelle campagne tra Enas e Su Canale, ha preferito non rispondere all’interrogatorio di garanzia. Il giovane, che dalla scorsa settimana si trova agli arresti domiciliari, si è presentato davanti al giudice Vincenzo Cristiano e ha dichiarato di avvalersi della facoltà di non rispondere. Pala si è limitato a rilasciare una dichiarazione spontanea sostenendo di essere estraneo ai fatti contestati. «Non sono io il giovane ripreso dalle telecamere», ha detto al giudice. Da questo presupposto il suo difensore, l’avvocato Giampaolo Murrighile, ha chiesto la revoca della misura cautelare o comunque l’adozione di una misura più leggera rispetto alla custodia a domicilio.

L’interrogatorio di garanzia è stata anche l’occasione per conoscere meglio il dettaglio delle accuse. Così è stato confermato che la piantagione è molto estesa (un migliaio di metri quadrati) e straordinariamente curata. Una vera e propria azienda agricola modello con tanto di terreno arato e fresato alla perfezione, irrigato da un ingegnoso sistema a goccia alimentato da un pozzo artesiano collegato a un impianto di sollevamento alimentato attraverso un allaccio pirata alla rete elettrica dell’Enel. Insomma, un investimento di almeno settemila euro. Alla scoperta della piantagione, letteralmente nascosta dal bosco e quasi invisibile.

Altro particolare dell’indagine è che i coltivatori di droga non sono i proprietari del terreno, piuttosto hanno impiantato la loro azienda in un fondo altrui. Era stata proprio la proprietaria del fondo a segnalare prima ai vigili urbani e poi alla polizia l’anomalia del vecchio pozzo artesiano riattivato nel suo terreno a sua insaputa, Da quel momento sono scattate le indagini, gli appostamenti e la messa in posa delle telecamere che hanno permesso di scoprire la piantagione e le persone che ci lavoravano.

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