L’avvocato: non c’è stata evasione fiscale
Agostinangelo Marras, difensore di Stefano Morri, replica alla contestazione ai manager Colony di 200 milioni di imposte
PORTO CERVO. Gli otto destinatari dell’avviso di accertamento fiscale disposto dall’Agenzia delle Entrate di Sassari, conseguente alle indagini sulla vendita della Costa Smeralda all’emirato del Qatar nell’estate del 2012, avviate dalla Procura della Repubblica di Tempio e dirette dal procuratore Domenico Fiordalisi, si difenderanno di fronte alla commissione Tributaria. Lo preannuncia l’avvocato Agostinangelo Marras, che cura la posizione dell’avvocato e commercialista Stefano Morri. Ma per l’avvocato Marras non ci sono dubbi: la vicenda ha una conclusione già scritta. Spiega il legale: «Perché la Cassazione ha già rigettato l’iniziativa del magistrato, quindi il procuratore Fiordalisi che procederà in via giudiziaria è già smentito».
Prologo. L’Agenzia delle Entrate ha inviato ieri l’avviso di accertamento all’allora managment della Colony Capital Franco Carraro, Stefano Morri, Mario Pasqualone, Renzo Persico, Aleksandra Dubrova, M.B., Jonathan Howard Grunzweig, David James Monahan per la mancata dichiarazione relativa alla plusvalenza, per circa 200 milioni di euro, nel passaggio delle quote della Smeralda Holding (proprietaria di alberghi e terreni) dalla Colony Capital di Tom Barrack alle società controllate dal fondo sovrano del Qatar per la vendita della Costa Smeralda avvenuta nel maggio 2012 per oltre 600 milioni.
Sequestro e restituzione. Su quell’operazione il magistrato e l’Agenzia delle entrate ritennero fosse stata consumata una evasione fiscale considerevole e il giudice delle indagini preliminari Marco Contu, che ritenne il fumus di evasione di 133 milioni dispose il sequestro “per equivalente” dei beni nei confronti delle persone sottoposte a indagini, tra queste Persico e l’avvocato Morri, perché si ritenne avessero svolto un ruolo importante nella trattativa e nella vendita e si considerò l’evasione in quanto italiani che avevano partecipato alla compravendita con società con base in Italia. Alla fine, essendo gli altri stranieri o non titolari di beni, la somma venne quasi interamente sequestrata solo a Morri.
Ma il Tribunale del Riesame di Tempio aveva ritenuto che nessuna evasione fiscale vi fosse stata «perché – precisa l’avvocato Marras –l’operazione era stata fatta all’estero tra soggetti stranieri, ossia Barrack e il Qatar e il ruolo degli italiani fu nell’occasione di soggetti che agirono su delega per il compimento di singoli atti, quindi a loro e a Morri in particolare non può essere attribuito nessun ruolo attivo o passivo in questa operazione, tanto che è stato disposto il dissequestro e la restituzione dei beni allo stesso». La contestazione venne fatta a Morri in quanto il procuratore lo riteneva amministratore di fatto delle società oggetto della compravendita, mentre, spiegò allora Marras e lo ribadisce oggi, aveva avuto solo deleghe.
Contro il provvedimento del Riesame di Tempio il procuratore propose ricorso in Cassazione, la quale Cassazione lo ha rigettato interamente ritenendolo infondato in fatto e in diritto. «Ora – osserva l’avvocato Marras – l’Agenzia delle Entrate, che aveva generato allora il provvedimento di sequestro, ha ritenuto di concludere l’accertamento nello stesso modo in cui lo aveva iniziato, non tenendo conto in alcun modo degli elementi emersi in sede penale, per cui ha fatto notificare gli avvisi di accertamento».
Il processo. Per quanto riguarda il versante giudiziario, il procuratore andrà avanti e si appresta a disporre la citazione in giudizio degli indagati (tranne Carraro, che non aveva avuto contestazioni dirette).
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google
