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Olbia, Nizzi rispolvera il porto privato per i maxi yacht al molo Brin

Il molo Brin a Olbia
Il molo Brin a Olbia

La delibera di giunta prevede la firma dell'accordo di programma con la Quay Royal e Regione e autorità portuale

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OLBIA. Il progetto del porto privato al Molo Brin esce dalle nebbie in cui si è inabissato per oltre dieci anni e ritorna a essere un cavallo di battaglia per Settimo Nizzi. Il sindaco, del resto, lo aveva ampiamente promesso in campagna elettorale: il porto privato per i maxi yacht è un nostro obiettivo. Tanto che già da fine giugno il nuovo sindaco ha visto con grande soddisfazione l' ordinanza sperimentale della Direzione marittina tesa ad ampliare sino a fine settembre la disponibilità di attracchi dei maxi yacht al molo Brin, a causa del gran numero di grosse imbarcazioni che chiedono l'ormeggio a Olbia.  Così a fine luglio la giunta ha sottoscritto una delibera (la numero 300) che fa ripartire il progetto daccapo. Nizzi non nasconde la sua soddisfazione e sottolinea le motivazioni. "Intanto il progetto che è stato varato dal sindaco precedente sul porto turistico non ci piace proprio. Al Comune spetta  dare linee di indirizzo e di sicuro l'affidamento ai privati di un'opera così importante, che porterà benefici all'economia della città, non può che essere affidato ai privati". Dunque la Quay Royal potrebbe avere finalmente partita vinta, e vedersi assegnare la concessione demaniale per la gestione del molo Brin per accogliere i Maxi yacht.

La strategia. Nella delibera che fa ripartire il progetto firmato Quay Royal si raccontano intanto tutti i passi del progetto. Partito nel 2004 e arenatosi più volte. Per rianimare il progetto Nizzi prende spunto dall'ultimo atto della lunga vicenda: il ricorso della società con sede a Olbia parzialmente accolto dal Tar nel 2014. Nelle motivazioni, si legge nella delibera varata alcuni giorni fa, L'approvazione del progetto definitivo è effettuata: a) in caso di conformità dello stesso ai vigenti strumenti di pianificazione ed urbanistici, mediante conferenza di servizi, ai sensi e per gli effetti di cui all'articolo 14 della legge 7 agosto 1990, n. 241, e successive modificazioni; b) in caso di difformità del progetto rispetto ai vigenti strumenti di pianificazione ed urbanistici, mediante accordo di programma
ai sensi e per gli effetti dell'articolo 27 della legge n. 142 del 1990 e successive modificazioni.
Da qui dunque il passaggio successivo: la firma di un accordo di programma che veda al tavolo Comune, Regione, autorità portuale e la società Quay Royal. Già acquisito, invece, il parere necessario di altri enti come del competente ufficio del Genio Civile delle opere marittime.

Le polemiche. Sicuramente il passo di Settimo Nizzi rinfocolerà le polemiche. Intanto sullo sfondo c'è sempre la diatriba che separa il centrosinistra dal centrodestra: per il primo c'è sempre un occhio di riguardo per il pubblico, come in questo caso si voleva fare un porto appunto pubblico, mentre per il centrodestra la priorità è il privato. Polemiche anche per la presenza nella compagine societaria della Quay Royal di persone vicine al centrodeastra stesso.  Il progetto nel 2007 fu affondato dal ministero dei trasporti e delle infrastrutture per mancanza di piano regolatore del porto. Nel 2014 invece la conferenza di servizi bocciò nuovamente il piano di Quay Royal. Da lì la società decise il ricorso al Tar che lo respinse in parte per tardività ma in parte accolto condannando alle spese processuali comune e ministero dei trasporti.

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