Barricate a Capo Ceraso: «Via tutte le recinzioni»

Lo storico comitato di cittadini dice no al progetto della famiglia Berlusconi. Salvatore Pedde: «La proprietà dei terreni è privata, ma la spiaggia è di tutti»

OLBIA. Il paradiso a portata di cancello. Capo Ceraso vive una nuova stagione di notorietà dopo il progetto ripresentato dall'Edilizia Alta Italia della famiglia Berlusconi per nuove recinzioni. Ma le vecchie attirano ancora le proteste e rivendicazioni di chi vuole poter usufruire di questo patrimonio incontaminato. Conflitto tra proprietà privata e diritto di servitù, tra la necessità dei legittimi proprietari di preservare i loro beni e quello dei cittadini di poter andare su una spiaggia libera e fare il bagno. Una convivenza forzata tra cancelli e bagnanti, con gli accessi al mare che sono comunque garantiti. Quanto per volontà della proprietà, quanto dalla mano di ignoti o dall'usura di vecchie recinzioni non è dato sapere. Gli accessi al mare spesso non hanno proprio un cancello: quello che ne resta è un pezzo di rete tenuto unito ai cardini da fil di ferro, anche se il passaggio dei mezzi spesso è impedito dalla presenza di massi e da alcuni fossi che rendono impraticabile il passaggio alle auto, al limite a qualche fuoristrada ben gommato.

Il comitato. A difendere questo pezzo di natura ancora vergine, a due passi da Olbia, ci sono gli irriducibili del comitato "Liberiamo Capo Ceraso". La nuova generazione di chi lotta da almeno un decennio per preservare questo tratto di costa è rappresentata dal presidente, Salvatore Pedde, che conosce ogni angolo di Capo Ceraso. È lui a rappresentare il pensiero di chi le recinzioni dell'Edilizia Alta Italia proprio non le vuole: quelle vecchie e quelle nuove. «La spiaggia è di tutti anche se la proprietà dei terreni è privata – spiega Pedde – gli accessi che sono aperti non lo sono grazie a loro, consideriamo questa recinzione non a norma, i paletti dovrebbero essere anticorrosione, le maglie della rete più larghe e dovrebbero esserci sempre gli accessi per gli animali selvatici». Gli accessi al mare sono garantiti, questo è un dato di fatto. Così come le recinzioni, che la proprietà rivendica per impedire che altri pastori portino le loro greggi e riescano ad usucapire i terreni e, soprattutto, si vuole evitare che i terreni diventino discariche: con una duplice beffa per l'Edilizia Alta Italia, pagare le sanzioni e poi bonificare i suoi terreni. «La proprietà è chiusa a tutti gli effetti, quegli accessi domani potrebbero non esserci più - attacca Pedde -. Vogliamo rivolgerci a un legale perché si vietino le nuove recinzioni, vogliamo che qui ci siano le isole ecologiche, che questo ambiente non venga violentato dai rifiuti».

Quattro anni di silenzio. La stessa situazione si era verificata nell'estate 2012. L'allarme era stato lanciato da alcuni frequentatori abituali di Capo Ceraso, che per arrivare nelle spiagge selvagge del promontorio attraversavano terreni rimasti sempre aperti in passato. Ma dopo un richiamo del Comune sul pericolo che nell'area ignoti potessero appiccare incendi o abbandonare rifiuti, la proprietà aveva scelto di recintare i terreni. Tutto in regola. Erano stati mantenuti anche gli accessi al mare, quelli dove oggi i cancelli non esistono più, sostituiti da reti provvisorie. Ora il progetto per le nuove recinzioni, che chiuderanno tre fondi pari a 23.470 metri quadrati, riaccende la passione di chi vuole difendere il mito selvaggio di Capo Ceraso.

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