Olbia, i sardisti contro Briatore: “Sputa nel suo piatto”
La sezione “Oggiano” boccia le parole dell’imprenditore: «I pastori esportano, lui vive qui per due mesi e rastrella denaro»
OLBIA. Quella di Briatore? «Enciclopedica ignoranza». L’idea del sardo pastore? «Stereotipo razzista e dispregiativo». Per l’imprenditore solo fustigate da parte del Psd’Az di Olbia. Alla sezione “Luigi Oggiano” non sono state accolte bene le parole pronunciate (ieri parzialmente corrette) in un convegno l’altro ieri. Tanto che il direttivo sardista ha impresso su un documento la bocciatura.
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«Forse il signor Briatore, nella sua presunzione ignora che il comparto dell'allevamento insieme all'industria lattiero-casearia, produce ben oltre la metà del Pil dell'intera isola, dunque, se a New York nei migliori ristoranti italiani, si consuma il pecorino romano prodotto in Sardegna, lo dobbiamo proprio ai nostri politici sardi che negli anni '20 fecero da apripista alle esportazioni, trasformando la pastorizia in imprenditoria».
Insomma, Briatore «ha sbagliato target», dovrebbe semmai rivolgere «le sue sparate», osservano i sardisti, «alle compagnie di navigazione che intorno ai trasporti fanno "cartello"». Anche perché «non si può accusare un'intera comunità d'incapacità imprenditoriale, quando la predica arriva da chi al massimo in Sardegna ci sta sessanta giorni e rastrella denaro vivendo sui fasti di una realtà, la Costa Smeralda, creata da imprenditori di ben altro calibro» che hanno contribuito alla formazione di tanti professionisti allo “stile Costa Smeralda”, ispirandosi alle tradizioni della nostra isola e creando uno stile nuovo e raffinato».
Le parole di Briatore sono suonate come «offese che mai, neanche nei momenti di maggior frizione con le amministrazioni di Arzachena ed Olbia, l'entourage del Consorzio Costa Smeralda, si è permesso di pronunciare contro l'intera comunità dei sardi». All’imprenditore viene rimproverata una posizione da «parassita» che si sta «ai margini di questa fantastica realtà, e si permette di "sputare nel piatto dove mangia", col suo locale che già solo nel nome trasuda arroganza, se confrontato con le schiere dei "La Celvia", dei "Cala di Volpe" o "Lu Nibbaru" che con rispetto e orgoglio riportano toponimi originali».
Il Psd’Az gli lancia una sfida:«Faccia l'imprenditore in Sardegna per trecentosessantacinque giorni l'anno. Mentre noi sardi ci faremo un viaggetto nella sua terra, le Langhe, che peraltro conosciamo già molto bene, per essere la patria dello Slow Food, del tartufo bianco, ma anche per avere dato i natali a Camillo Benso conte di Cavour, non esattamente un grande amico della Sardegna. E se buon sangue non mente...».
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