Abusi sui minori, una lezione per i genitori
Un convegno organizzato dalla Chiesa. L’esperta: «Padri e madri imparino ad ascoltare i figli»
TEMPIO. «Ascoltare non vuol dire solo avere orecchie». È con queste parole di don Antonio Tamponi che ha avuto inizio il convegno (il primo di un possibile progetto sulle problematiche dell’età evolutiva) organizzato dalla parrocchia della Cattedrale sul triste binomio tra abusi e minori. Ad affrontare il tema non poteva che essere una specialista del campo. In questo caso Letizia Marazzi, psicologa specializzata in criminologia forense, con una lunga attività professionale in contesti come quelli dell’Istituto penale minorile “Beccaria” o delle aule dei tribunali di Milano e Como, dove svolge il ruolo di consulente tecnico.
La sua presenza in città e l’importanza del tema hanno richiamato un grande pubblico: religiosi (a partire dal vescovo Sanguinetti), amministratori (il sindaco Biancareddu e assessori di diversi Comuni), educatori, insegnanti, studenti e molti genitori. A questi ultimi era in effetti diretto lo scopo dell’incontro, perché le prime avvisaglie del disagio che nasce dall’abuso possono manifestarsi dentro le mura amiche di casa. «Occorre allora – ha dichiarato Letizia Marazzi – saper ascoltare, partendo dal coinvolgimento dei genitori, ai quali non si possono dare lezioni, perché, come ricordava Winnicott, basta essere dei genitori sufficientemente buoni».
Ma che cosa dovrebbe saper fare esattamente un genitore? Innanzitutto, ascoltare, e non stancarsi mai di esercitare la sua attenzione. «Ascoltiamo i bambini quando sono piccoli; poi continuiamo a sentirli, ma non li ascoltiamo realmente». Serve quindi una vera capacità di ascolto, ricordando che i ragazzi non dichiarano il disagio se vedono che l’adulto che li dovrebbe ascoltare è incapace di reggere l’urto delle loro rivelazioni. «I genitori oggi – ha dichiarato la Marazzi – sono ancora troppo figli o troppo rigidi o in conflitto all’interno della coppia». Il disagio andrebbe colto attraverso le emozioni dei bambini: paura, vergogna, senso di colpa, rabbia. Se è l'effetto di un abuso sessuale, va tenuto presente che sino ai 6 anni può essere proprio l’ambiente familiare il luogo in cui si consuma la violenza. Dopo i 6 anni entrano in scena altre figure di orco. Il disagio ha un suo codice emozionale, nel quale figurano, fra gli altri, i disturbi del sonno, la condotta alimentare e gli atteggiamenti ansiosi. Segni che bisognerà imparare a leggere e soprattutto ascoltare. (g.pu.)
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