Alluvione a Olbia, la figlia rievoca la morte di Anna Ragnedda
Drammatica udienza a Tempio. Domenica Casalloni: «Ho cercato di arrivare a casa di mia madre senza riuscirci»
TEMPIO. È ripreso ieri a Tempio il processo sull’alluvione del novembre 2013 a Olbia che vede sul banco degli imputati l’ex sindaco di Olbia Gianni Giovannelli e quello di Arzachena Alberto Ragnedda e i dirigenti del comune olbiese Antonello Zanda, Gabriella Palermo, Giuseppe Budroni, e un funzionario provinciale, Federico Ceruti Ferrarese: sono accusati di omicidio colposo, disastro ambientale e mancata attivazione delle procedure d'allarme. Il pm Roberta Guido ha rinunciato all’audizione di due testi e così si è passati direttamente alla deposizione del primo dei testimoni di parte civile. A parlare è stata Domenica Casalloni, una delle figlie di Anna Ragnedda, la donna di 83 morta il 18 novembre del 2013 nella sua casa di via Lazio.
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La Casalloni ha rievocato i tragici momenti di quella giornata, le telefonate con la badante della povera donna, inferma e impossibilitata da anni ad alzarsi dal letto. Domenica Casalloni, i cui interessi insieme a quelli degli altri familiari di Anna Ragnedda, sono curati dall’avvocato Mario Perticarà, ha detto di «aver tentato in tutti i modi di raggiungere la casa di mia madre, ma era impossibile». Ha anche detto di aver fatto inutilmente insieme alle sorelle tantissime telefonate per trovare qualcuno disposto a prestare soccorso alla madre. La teste ha ricordato che il Comune sapeva benissimo delle condizioni in cui versava la madre, tanto che un po’ di tempo prima, quando tutta la zona era stata evacuata perché si doveva far brillare un ordigno della II guerra mondiale, Anna Ragnedda era stata prelevata da uomini del Comune e poi riportata al termine dell’evacuazione. Nessun altro teste di parte civile, fra i cui avvocati figurano anche Giampaolo Murrighile e Domenico Putzolu, ha deposto ieri. L’udienza riprenderà con queste audizioni il 14 novembre.
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