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Olbia

Crisi idrica, chiamata in causa la Regione

di Angelo Mavuli
Crisi idrica, chiamata in causa la Regione

Il sindaco scrive a Pigliaru: «Situazione non più sostenibile». Presto un’assemblea popolare per decidere sulla class action

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TEMPIO. In una conferenza stampa, dopo 11 giorni di continue interruzioni del servizio idrico, Andrea Biancareddu rende noto di avere chiesto l’intervento del presidente Pigliaru con una dettagliata lettera, completata da una corposa documentazione dei disagi subiti.

Prudenza. Nella stessa circostanza, il sindaco raccomanda ai cittadini di essere prudenti in eventuali azioni solitarie di rivalsa contro Abbanoa. «A breve - annuncia - verrà indetta una assemblea popolare assieme a legali ed esponenti di associazioni a difesa dei consumatori. Assieme a loro valuteremo quali vie seguire per vedere rispettati i nostri diritti. Se sarà necessario formare una class action si farà. Né il sindaco né nessun altro - continua Biancareddu -, può dirvi però di non pagare le bollette. Chi non paga, pur in presenza degli attuali disservizi, diventa moroso, aggiungendo così al danno subìto, anche la beffa».

Lettera a Pigliaru. Biancareddu, durante la conferenza,, cui erano presenti anche gli assessori Franco Marotto, Francesco Quargnenti e Alessandra Amic, illustra, a grandi linee la lettera inviata tramite Pec al oresidente Francesco Pigliaru, all’assessore ai lavori Pubblici, Paolo Maninchedda, al presidente dell’Egas Nicola Sanna ed all’amministratore unico di Abbanoa Alessandro Ramazzotti. Nero su bianco, insomma, c’è il lungo elenco di disservizi che hanno provocato pregiudizievoli e insostenibili disagi alla popolazione.

Disagi infiniti. Ad ogni interruzione dell’erogazione, spessissimo senza nessun preavviso, l’amministrazione ha dovuto adottare misure urgenti per garantire l’approvvigionamento negli edifici e luoghi pubblici dove si svolgono attività “sensibili” come l’ospedale, il carcere di alta sorveglianza, le scuole, i ricoveri, le caserme. Per non parlare poi dei condomini e delle abitazioni di centinaia di famiglie non fornite di deposito. «Tutte attività di competenza di Abbanoa - sottolinea il sindaco -, sistematicamente ignorate dalla stessa». Nel lungo elenco di Biancareddu, trovano posto anche le utenze commerciali e dei pubblici esercizi che devono approvvigionarsi a loro spese per proseguire l’attività. Un quadro drammatico, quindi.

Abbandonare Abbanoa? Biancareddu, a fine conferenza, fa capire di non trascurare l’ipotesi di uscire da Abbanoa. «Apprendo - dice - che nel giro di poche ore sono state regolarmente raccolte oltre 500 firme. Sono certo che se mettessimo dei banchetti, in pochissimo tempo, queste firme sarebbero migliaia. Il problema però è capire con quali strumenti legali poter uscire».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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