La Nuova Sardegna

Olbia

«Negate le terapie a mio figlio autistico»

di Stefania Puorro

Padru, giovane madre parla di un’assistenza interrotta: «Ora il bambino continua a regredire»

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PADRU. Matteo è un bimbo di cinque anni affetto da autismo. Il disturbo gli è stato diagnosticato un anno e mezzo fa al Brotuzu di Cagliari e la Asl di Olbia, da allora, gli ha sempre garantito le terapie di logopedia, pedagogia e psicomotricità. Dall’8 agosto scorso, però, l’assistenza è stata improvvisamente interrotta e i suoi genitori non sono in grado di rivolgersi a un privato. «Non so quanto e se possa aver influito il nostro recente cambio di residenza, ma in ogni caso stiamo vivendo un problema gravissimo. In questo anno e mezzo - a parlare è Martina, madre del bimbo - ci siamo sempre recati a Budoni per le terapie, perché abitavamo in quella zona. Adesso invece viviamo a Padru e dovremmo cambiare ambulatorio. Questo, comunque, poco importa. Quel che conta è che mio figlio non fa più le terapie da oltre due mesi e non sappiamo quando potrà riprenderle. Ho chiesto spiegazioni alla Asl per capire le ragioni di questo stop e mi è stato risposto che c’è una lunga lista d’attesa e che, in questo momento, l’azienda non è in grado di coprire le spese. Non ho mai protestato in modo vibrato, ma sono determinata ad andare avanti sino a quando questa situazione non si risolverà».

Martina ha cercato un’alternativa, andando a bussare alle porte di molte strutture private, ma per lei e suo marito 90 euro di terapia alla settimana (tre sedute in tutto) sono una cifra impossibile da tirare fuori. «Senza dimenticare che bisogna anche pagare 180 euro per la visita di entrata con la neuropsichiatra. Lavora solamente mio marito - prosegue Martina con gli occhi lucidi - e, come tante famiglie, tiriamo avanti con grande sacrificio. Ma i soldi per le terapie non li abbiamo e siamo convinti che l’assistenza ai bambini autistici e a tutti i piccoli colpiti da varie disabilità non possa essere negata come se niente fosse. So infatti che il problema non è solo nostro e mi auguro che anche altri genitori possano far sentire la loro voce, ma io ovviamente è al mio bambino che penso e mi rendo conto che sta regredendo: fa di nuovo fatica a parlare e a compiere certi movimenti, mentre quando poteva contare su una terapia continua, i suoi progressi erano costanti ed evidenti. Ogni genitore fa qualunque cosa per il proprio figlio, ancor di più se si tratta di bambini con disturbi e problemi particolari. E non possiamo assolutamente permettere che Matteo rinunci a una serie di terapie che per lui sono indispensabili. Per questo, sollecitiamo ancora una volta la Asl affinché si trovi una soluzione immediata. Per Matteo, e per tutti gli altri bambini che ne hanno bisogno».

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