Senza direttore Parco bloccato

La Maddalena, il Consiglio non conferma Donno. E Bonanno chiede un commissario per il Piano

LA MADDALENA. Il presidente autosospeso scrive una lettera al ministero chiedendogli di nominare un commissario ad acta per adottare il Piano del Parco. Giuseppe Bonanno mette la firma su una nuova puntata della soap sul Parco. Una conseguenza della riunione di mercoledì sera. All’ordine del giorno la ratifica della nomina del direttore facente funzioni Yuri Donno. Bocciata. E il Piano del Parco, strumento di pianificazione dell’ente atteso da 20 anni e più volte sollecitato dalla Regione e dal ministero. Il Consiglio ha deciso di rinviare la discussione per portare avanti la copianificazione con il Comune.

Commissario ad acta. «La maggioranza di quattro consiglieri ha deciso di non confermare il direttore perché, a detta dei presenti, nominato dal sottoscritto senza valutare minimamente le conseguenze. Una nomina d’urgenza, sia chiaro, scaturita dalla necessità di dare continuità amministrativa nel periodo più delicato dell’anno e a seguito di una verifica interna dalla quale emerse la disponibilità del solo Donno.Un imbarazzante autogol che conferma che l’unico collante che tiene insieme questa maggioranza è l’odio personale e la vendetta politica. Persiste un palese pressappochismo e scarsa lungimiranza tali da determinare il rischio di lasciare l’ente senza direttore mentre la mancata adozione del piano (quello voluto fortemente dai consiglieri solo quando c0era in ballo Budelli) evidenzia la totale assenza di autonomia e interesse per il territorio. Chiedo pertanto al ministero la nomina di un commissario ad acta per l’adozione del Piano del Parco».

Parco senza direttore. Il voto contrario dei quattro membri del Consiglio direttivo contro la ratifica del direttore facente funzioni blocca l’ente. Almeno fino alla nomina di uno nuovo. Nessun atto può essere autorizzato senza la firma del dirigente. Non una bocciatura per Donno, considerato un ottimo tecnico, ma un voto contro il metodo autoritario e solitario del presidente. «È stato lui a decidere tutto senza dare la possibilità a noi – hanno detto Luca Ronchi, Enzo Di Fraia, Carlo Rotta e Mauro Bittu – di dire la nostra». Carlo Rotta nel suo intervento è stato chiaro. «Non voto a favore della ratifica perché ci sono stati molti passaggi che non ho condiviso. Prima si è scelto l’architetto Urban che ha accettato e poi si è dimessa; poi senza votare, è stato nominato Donno». (a.n.)

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