Bimbo autistico senza terapie, caso irrisolto
Padru, la giovane madre rinnova l’accorato appello: «Regione o Asl devono garantire l’assistenza»
PADRU. Due settimane fa aveva chiesto aiuto, ma il suo appello non è stato ascoltato. E così il piccolo Matteo, un bimbo di 5 anni affetto da autismo, continua a non avere l’assistenza necessaria da più di due mesi e mezzo.
«Le terapie di logopedia, pedagogia e psicomotricità che sono sempre state garantite al mio bambino, sono state interrotte- ricorda Martina, la giovane madre - e ancora oggi non è arrivato un segnale positivo». In realtà, una risposta, era arrivata. La Asl, anche se non lo aveva detto apertamente, aveva fatto intendere di avere le mani legale in quanto «con la delibera regionale 41/19 del 12/07/2016 è stato ridotto in maniera significativa il tetto di spesa per la "riabilitazione globale". E questo, purtroppo, ha portato alla sospensione di alcuni servizi erogati dai centri accreditati che hanno raggiunto il tetto di spesa assegnato». Una situazione che ha creato una lista d’attesa, nella quale è stato inserito anche Matteo. Ma sua madre non ci sta e chiede ancora che venga trovata una soluzione. «Di fronte a una qualsiasi giustificazione per i tagli delle terapie a mio figlio, io rispondo che lui non può farne a meno: continua a regredire e ha invece il diritto di essere aiutato e assistito. Io e mio marito non siamo in grado di pagare le terapie, quindi Regione o Asl devono risolvere il caso».
Al bambino, sino all’8 agosto scorso, le terapie venivano garantite a Budoni, in quanto la famiglia era residente a Siniscola. «Poi siamo venuti a vivere a Padru - continua Martina - e quindi il cambio di ambulatorio era necessario. Abbiamo allora portato la documentazione in un centro di riabilitazione di Olbia convenzionato con la Asl (e i documenti li hanno ancora loro), convinti che tutto fosse in ordine e che le terapie potessero ricominciare. Invece niente. C’è una lista d’attesa? Questo vuol dire che ci sono tante famiglie nella mia stessa situazione. Ma io non ho intenzione di aspettare e continuare a vedere il mio bambino che peggiora. Aveva fatto tanti progressi e ne eravamo felici. Ora Matteo è tornato indietro, ha difficoltà a fare certi movimenti e fatica a parlare. Lavora solo mio marito e andiamo avanti con tanti sacrifici. Se avessi potuto pagare di tasca le terapie, lo avrei fatto. Ma non è così. E intendo lottare con tutte le mie forze perché mio figlio possa riavere ciò che gli è stato tolto». (s.p.)
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