I sindacati: «Carcere, l’acqua è malsana»
Denuncia dell’Uspp: «È fredda e sporca, la causa è nei guai strutturali dell’impianto. Temiamo un ridimensionamento»
TEMPIO. Dall'Uspp (Unione sindacale polizia penitenziaria della Sardegna), da tempo critica sulle carenze strutturali ed organiche della Casa di reclusione “Paolo Pittalis” di Nuchis, arriva la notizia secondo cui la struttura, inaugurata il 27 novembre del 2012 e che ospita attualmente circa 200 detenuti, potrebbe essere, entro brevissimo tempo, notevolmente ridimensionata.
Le motivazioni che porterebbero a questa decisione sarebbe da ricercare nei difetti strutturali della costruzione e nella carenza di organici «sempre più ridotti e con il personale costretto a turni massacranti».
L'ultima carenza, stando alla segnalazione dell'Unione sindacale polizia penitenziaria, sarebbe costituita dalla mancanza di erogazione dell'acqua calda. «Da una ventina di giorni - dice un rappresentante sindacale regionale - nella struttura nuchese ci si deve lavare con acqua fredda. La cosa, ovviamente, soprattutto nelle attuali condizioni climatiche, non è sopportabile e potrebbe indurre l'Amministrazione penitenziaria a procedere ad un trasferimento massiccio di detenuti in altre strutture. La cosa diventa ancor più verosimile - prosegue il sindacalista dell'Uspp - se si considera che la mancanza di acqua calda non è dovuta all'impianto di riscaldamento ma all'impossibilità di farla passare nei tubi arrugginiti ed otturati, che sarebbero da sostituire nella loro interezza. A distanza di soli quattro anni dall'inaugurazione della struttura, l'”inconveniente”, se così fosse, non sarebbe di poco conto».
Da parte dell'Uspp giungono però altre segnalazioni e lamentele. «Da molto tempo ormai - dice il sindacato - l'acqua che esce dai rubinetti nella Casa di reclusione di Nuchis e nell'adiacente caserma dove sono gli alloggi degli agenti della Polizia penitenziaria, ha assunto un colore giallastro e un odore nauseabondo che la rendono inservibile. La puzza aumenta ancor più in quei locali dove l'uso dell'acqua avviene più saltuariamente. Si tratta di un problema gravissimo non soltanto dal punto di vista pratico, perché vieta di fare, per esempio, una doccia in camerata, dopo essere smontato o prima di rientrare a casa, ma anche dal punto di vista sanitario. Non sono rari, infatti, le allergie alla pelle, con rossori, bolle, pruriti e i bruciori agli occhi».
L'Unione sindacale polizia penitenziaria Sardegna si lamenta anche per una «Amministrazione Penitenziaria sempre più lontana dalla periferia, sorda alle sollecitazioni dei lavoratori, sotto dimensionati, oberati di lavoro oltre il consentito (anche 12 ore continuate), a rischio della salute e della sicurezza interna ed esterna alla struttura carceraria. La situazione - dice l'Uspp - non è episodica o temporanea ma è diventata una "normalità", con mille manchevolezze che caratterizzano ormai la nostra attività lavorativa».
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