Buddusò dice no alle bombe ma anche ai migranti
Il sindaco e la comunità condannano l’intimidazione al centro di accoglienza. Ma non vogliono i profughi: è una scelta calata dall’alto, non siamo pronti
Si riunisce di nuovo stamane, alle 10.30, il consiglio comunale per condannare quella sconsiderata esplosione che ha fatto saltare in aria con una bombola di gas innescata come una bomba, l’agriturismo Le querce, destinato ad accogliere una cinquantina di migranti. La struttura si trova a cinque chilometri dal paese, a metà tragitto sulla strada per Alà dei Sardi. Zona di pieno malessere anni fa, che solo ora sta uscendo dal Piano operativo contro la criminalità destinato a sconfiggerla con interventi finanziari dello Stato. Quel malessere c’è sempre, sottotraccia. Tanto che il sindaco ha chiesto subito alla prefettura di Sassari, la convocazione in tempi rapidi del Comitato provinciale per l’ordine pubblico. Perché qui, levi la cenere e ricompaiono le braci.
Basta poco per riaccendere il clima in un paese che respira l’aria di ricordi dolorosi della criminalità con la crisi economica. Cinque anni fa un duplice omicidio rimasto senza responsabili. Sino al 2001 ogni fine settimana saltava in aria qualche proprietà privata. C’è un latitante originario di questa contrada. La patria del granito soffre la fame: le 24 cave con attività florida ancora una decina di anni fa, sono oggi appena quattro, e lavorano a fatica. «Ora si tocca la fame con mano», dice un operatore culturale.
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Territorio fragile. Concordano tanti cittadini, è la lettura che dà l’amministrazione comunale, compatta, minoranza compresa, a considerare l’arrivo dei migranti «una scelta imposta dall’alto, dallo Stato attraverso la prefettura, dalle istituzioni che non considerano la delicatezza della situazione». Lo riassume il sindaco Giovanni Antonio Satta, che ha trascorso una giornata sotto pressione, insieme ai suoi assessori, per organizzare una reazione «composta e trasparente, ma chiara» della comunità. «Solidarietà e condanna non si discutono – sottolinea subito, a scanso di equivoci –. Ma dobbiamo anche dire che ci rendiamo conto delle cose quando forse è troppo tardi». Lo dice con molta amarezza, per ricordare che «la difficoltà di ospitare 50 persone in un locale non adeguato, avrebbe dovuto scoraggiare la destinazione dei migranti». Il sindaco Satta parla apertamente: «È una scelta calata dall’alto, il territorio è socialmente molto fragile, non solo Buddusò. Sarebbe stato meglio preparare una rete d’accoglienza, coinvolgere la comunità. Tutte cose che avevo già scritto al prefetto già prima, appena si diffuse la notizia della probabile destinazione dei migranti da noi». Aveva segnalato i timori di conflitti possibili con una lettera al prefetto.
Dignità. «Siamo bravi e ospitali, questo non si discute – spiega l’edicolante Maria Pia Chessa – ma ci vogliono anche criteri umani, rispettare la dignità delle persone. Dobbiamo dare accoglienza, ma l’Europa lascia sola l’Italia e noi a nostra volta siamo soli». Il capogruppo della minoranza Giovanni Satta, già sindaco del paese e ora consigliere regionale, parla apertamente di «business» mascherato da solidarietà. È la dinamica nazionale dell’accoglienza, dice. «Non sarebbe stato meglio assicurare condizioni certe di integrazione, verificare l’idoneità della struttura? Non c’è maturità sufficiente per accogliere questi migranti». Eppure, scuole, catechismo, attività sportive sono frequentati da ragazzi e giovani originari del Marocco perfettamente integrati nella comunità locale, come gli albanesi che stanno qui da oltre vent’anni.
Il vescovo. «Quel che è successo non è nel segno della comunità – osserva il vescovo Corrado Melis che guida la diocesi di Ozieri, anche lui impegnato nell’opera di solidarietà con il parroco Antonino Carta – I valori sono altri, la discussione, la dignità delle persone, l’accoglienza, l’universalità della nostra vita. Dobbiamo sentirci educatori e costruire il bene».
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