Baratta: basta vivere nella paura
Il gruppo spontaneo del quartiere dopo i danni di due alluvioni
OLBIA. C’erano anche loro, alla fiaccolata. Gli abitanti che fanno parte del gruppo spontaneo di Baratta, hanno sfilato silenziosi e con la morte nel cuore, per ricordare le vittime del disastro del 2013. Ma ora, «senza voler creare alcun parallelo», il gruppo che si è costituito dopo l’alluvione del 2015, scende di nuovo in campo «per chiedere all’amministrazione comunale di prendere atto della situazione del quartiere. «Abbiamo camminato per le vie della città per non dimenticare quanto accaduto tre anni fa e per ricordare che, tutto sommato, siamo stati fortunati. Tuttavia, non possiamo non fare un bilancio di quanto accaduto dopo il ciclone Cleopatra, considerando che noi siamo stati colpiti anche una seconda volta. Ormai abbiamo paura e bastano poche gocce di pioggia per farci mettere le paratie alle porte, portare i mobili ai piani alti e allontanare dalle case le persone non autosufficienti. Ma non si può continuare a vivere nella frustrazione e nel terrore. Perché vediamo che, a fronte di mille promesse e mille parole spese sui lavori che dovrebbero o potrebbero essere realizzati, ancora non abbiamo visto nessun fatto. C'è stato l'allargamento di una griglia di scolo che passa su un canaletto tombato, affluente del Seligheddu, ma allo stato attuale, in caso di piena, non farebbe altro che consentire a un maggiore volume di acqua di tornare indietro dal fiume verso il quartiere. Si parla da una parte dei piani di mitigazione di rischio idrogeologico, ma dall'altra non si trova un modo per risolvere un problema di quote e deflussi delle acque piovane su una superficie che interessa 4 vie: via Baratta, via Lazio, via Malta e via Corsica. Chiediamo dunque a questa amministrazione di adoperarsi veramente e concretamente per individuare una soluzione che scongiuri altri allagamenti ed evitare ulteriori tragedie causate dalla disperazione, dalla rovina economica e dalla mancanza di ogni via d'uscita». (s.p.)
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