I metri cubi delle zone a rischio traslocano in altre aree della città
Prima i volumi dei terreni alluvionati potevano essere realizzati altrove, in un raggio di 700 metri Il Consiglio ora cancella le distanze: il nuovo lotto dovrà avere la stessa classificazione urbanistica
OLBIA. Il nuovo regolamento edilizio spazza via le distanze che limitavano il trasferimento dei volumi dalle zone a rischio idrogeologico ad altre edificabili. Sbriciolati i 700 metri indicati dalla Regione e recepiti dalla bibbia del mattone comunale. Da oggi i metri cubi delle zone Hi4, cioè quelle in cui in base al Pai (Piano di assetto idrogeologico) non si può mettere nemmeno un mattone, potranno essere realizzati ovunque, indipendentemente dalle distanze. L’unica condizione è che si resti all’interno dell’ambito territoriale di riferimento. Per capirci. Se un terreno B in via Vittorio Veneto è diventato Hi4 perché valutato ad alto rischio dal Pai, i metri cubi potranno essere realizzati anche in via Roma, purchè in un lotto classificato B. La proposta della maggioranza ha raggranellato consensi anche tra i banchi della minoranza (hanno votato sì Rino Piccinnu e Vanni Sanna). Ma per la Coalizione civica e democratica questo ammorbidimento del regolamento è un passo indietro, verso una edilizia allegra, come in passato.
Via i limiti. Il limite dei 700 metri tra il lotto di partenza, cioè quello con vincolo Hi4 e quello di atterraggio, dove i volumi saranno spostati, non esiste più. «La filosofia alla base di questa scelta è chiara – spiega l’assessore all’Urbanistica Angelo Cocciu –. Abbiamo cercato di fare salvi i diritti acquisiti dei proprietari dandogli la possibilità di realizzare quei volumi ovunque, purchè nella stessa zona omogenea non gravata da vincoli di inedificabilità. Da zona B di Olbia a zona B di Olbia, da zona B di Murta Maria a zona B di Murta Maria. Ovviamente i metri cubi seguiranno le regole del lotto di destinazione, quindi indici e limiti di altezza. Il monte volumetrico resta lo stesso, semplicemente viene distribuito in modo diverso sul territorio».
Passo indietro. Per Carlo Careddu, della Coalizione civica, la cancellazione dei 700 metri di distanza, è un passo indietro. «Si ritorna a una edilizia senza regole, cioè a quel tipo di non pianificazione le cui conseguenze sono state messe a nude in tutta la loro gravità dall’alluvione del 2013 – commenta –. Non si può tornare indietro, spostando volumi da una parte all’altra della città senza una ratio generale, andando a congestionare alcune zone con metri cubi non pianificati». Per Careddu sarebbe stato meglio approvare le due varianti al Pai, centro urbano ed extra urbano, che oggi rischiano di decadere. «All'indomani dell’alluvione il Pai introdusse una classificazione che indicò come Hi4, il massimo livello di rischio idraulico, tutte le aree interessate da quell’evento – spiega Careddu – . Alcune di quelle zone però, con l’approvazione delle due varianti, verrebbero classificate con un livello del rischio idraulico minore e quindi verrebbero sbloccate dal punto di vista edilizio. Con il nuovo regolamento si aggira e si bypassa il problema e si crea un far west».
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