Zone interne, ecco come salvarle
Un convegno a Calangianus per cercare idee sui collegamenti con la costa
CALANGIANUS. Un convegno ricco di proposte, di idee, di richieste per la valorizzazione delle zone Interne: è stato alimentato dalle provocazioni di un libro, “La strada che parla, dispositivi per ripensare il futuro delle aree interne in una nuova dimensione urbana”, scritto dalla docente Lidia Decandia, della facoltà di Architettura di Alghero, e da Leonardo Lutzoni, ricercatore.
Si è volato alto, nell’affollato auditorium, nel tentativo di coniugare il futuro dei paesi dell’interno con quelli costieri della Gallura attraverso le provocazioni offerte dalla rilettura della vita e delle attività di Calangianus, che ieri avevano ritmi ben diversi da quelli di oggi; il tutto con la speranza che tanto dibattere arrivi in Regione, rappresentata da Aldo Vannini, consulente di politica urbanistica dell’assessore Cristiano Erriu. Moderatore il giornalista Augusto Ditel. Dopo il saluto del sindaco Loddo, presenti i sindaci di Luogosanto, Santa Teresa e Telti, Tore Stangoni dell’Unione dei comuni ha parlato del Piano di sviluppo territoriale. Molto stimolante Emiliano Deiana, sindaco di Bortigiadas, che ha provocato sul concetto di zona interna tale «non perché distante dalla costa, ma perché carente di servizi essenziali: strade, scuole, ospedale».
A discutere di “Cantieri di futuro. Quali prospettive per le aree interne nel progetto della città territorio della Gallura?” è stata Lidia Decandia, che ha voluto due autorità nel campo, due suoi maestri: Vanni Maciocco, università di Sassari, e Giorgio Pizziolo, università di Firenze. Maciocco si è soffermato sui limiti dei vari piani urbanistici, superati dalle urgenze dell’oggi; sulla funzione egemonica, a partire dal 1800, del concetto di metropoli condizionante ogni disegno urbanistico; sulla consapevolezza che «l’umanità non è in rovina ma in cantiere» e che «urge di forme cantieristiche per una prospettiva urbana da inventare» e infine con la proposta di «un cantiere di cittadinanza che ha bisogno di una laboratorio officina, della sperimentazione con i giovani, sì da far entrare in gioco competenze e relazioni con pratiche simili fatte nel mondo». Pizziolo, invece, si è soffermato sulla “ricercazione” con coinvolgimento dei protagonisti del territorio e nella suaosservazione del territorio: «È l’ambiente di vita che genera due binomi: città-natura e città-paesaggio». (p.z.)
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google
