Arzachena, il sindaco Ragnedda dà le dimissioni: «Questa città ha bisogno di una maggioranza compatta»
Il primo cittadino chiude il mandato in anticipo. "Ci sono troppe cose da fare e pochi consiglieri disposti ancora a sacrificarsi per il bene comune. Le cose che potrei fare io da qui a maggio le può fare tranquillamente un commissario e in tempi molti più rapidi"
OLBIA. Un addio garbato, senza urla nè veleno. Alberto Ragnedda non rinuncia al suo stile british nemmeno nelle dimissioni da sindaco. L’imprenditore del Capichera lascia la fascia tricolore dopo quattro anni e mezzo alla guida del comune della Costa Smeralda. A maggio avrebbe concluso il mandato, ma non ha voluto aspettare di essere logorato da una maggioranza sempre più all’opposizione. «Arzachena ha bisogno di una maggioranza compatta – spiega Ragnedda –, di una squadra di 12 persone che lavorino a tempo pieno per gli stessi obiettivi». A gennaio arriverà il commissario. Avrà il compito di traghettare il comune verso le elezioni di primavera.
Atto di responsabilità. «Sono orgoglioso di quanto ho fatto per la mia comunità – dichiara –. Dalla mia amministrazione sono stati ottenuti ottimi risultati. Oltre il 76% del programma è stato realizzato . Per il Puc mancano pochi mesi di lavoro. Abbiamo ricevuto oltre 8 milioni di finanziamenti e altri 2 stanno per arrivare. Alcune zone del territorio sono state incredibilmente migliorate e guardano al futuro con altre prospettive. A fine mandato però è giusto fare un bagno di umiltà. Certamente si poteva fare ancora di più. Prendo atto che manca quella spinta propulsiva utile a chiudere l’ultima fase. Ci sono troppe cose da fare e pochi consiglieri disposti ancora a sacrificarsi per il bene comune. Le cose che potrei fare io da qui a maggio le può fare tranquillamente un commissario e in tempi molti più rapidi. Oggi per decidere anche una cosa banale che non sia in capo a me passano settimane. Prendo atto che non ci sono più le condizioni e di fronte a una situazione di questo tipo mi faccio carico di questa responsabilità. Meglio staccare la spina».
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Super votato. Nel giugno del 2012 Ragnedda asfaltò l’avversario nella corsa al Palazzo, conquistando il 71% delle preferenze. Con lui una corazzata costruita per vincere. Nella sua eterogeneità la sua forza, ma anche la sua fragilità. E anche Ragnedda lo sapeva. «Tra i tanti finali di questa esperienza quello che è accaduto l’avevo messo in conto, ma non lo vivo come un fallimento – commenta in modo sereno –. Politicamente non mi interessa vivacchiare. Le mie dimissioni consentiranno anche una campagna elettorale più serena, senza posizioni di vantaggio per nessuno. Credo che la politica in generale e soprattutto l'amministrazione del comune abbiano bisogno sempre di ricambio e di novità».
Dietro la crisi. Alla richiesta di dare un volto a chi lo ha tradito Ragnedda risponde. «La riposta a questa domanda saprà darla la gente». Ai primi scontenti della giunta Ragnedda, la vice sindaco Maria Giagoni e il delegato Roberto Filigheddu passati poi all’opposizione, si erano aggiunti negli ultimi tempi anche due assessori di peso, Gianni Baffigo e Domenica Gala.
Il rammarico. «Ho amministrato il comune nel momento più difficile dal punto di vista economico della storia di Arzachena – conclude Ragnedda –. Certo avrei voluto fare di più su temi che però non rientrano nelle competenze dirette del Comune, come il lavoro. Il più grande rammarico è non aver completato la casa della salute, che sarà pronta tra un anno. Ma la cosa di cui vado più orgoglioso di questi 55 mesi da sindaco è il rapporto che ho costruito con i tanti arzachenesi che ho incontrato».
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