Scena muta al processo per l’alluvione di Olbia
Cicalò, gli indagati e un teste ieri si sono avvalsi della facoltà di non rispondere Spontanee dichiarazioni da Gianni Giovannelli e dal tecnico Gabriella Palermo
TEMPIO. L’atteso chiarimento in aula dei responsabili della catena di soccorsi alla popolazione che avrebbe dovuto scattare la sera del 18 novembre 2013 in Gallura, ed in particolare nella città di Olbia, sommersa da una valanga di fango è acqua, non c’è stato. Il calendario d’udienza di ieri prevedeva l’interrogatorio degli indagati nel processo per l’alluvione seguita al passaggio del ciclone Cleopatra, ma tutti questi, e l’ex capo della protezione civile, si sono avvalsi della facoltà di non rispondere. Renderanno invece dichiarazioni spontanee Gabriella Palermo, la responsabile all’ambiente del Comune di Olbia, e l’ex sindaco Gianni Giovannelli, ieri assente dall’aula ma rappresentato dall’avvocato difensore, Nicola Di Benedetto.
Il primo a non rispondere alle domande del Pm Domenico Fiordalisi è stato l'ex responsabile della Protezione civile Sardegna Giorgio Cicalò (già indagato di reato connesso e prosciolto in fase istruttoria) giunto a Tempio accompagnato dal suo legale di fiducia, l’avvocato Marco Lai. L’alto funzionario regionale, che si era portato dietro il “dossier”sull’alluvione, ha fatto scena muta, seguito dalle dichiarazioni di astensione di Antonello Zanda e Giuseppe Budroni , difesi dagli avvocati Jacopo Merlini e Pasquale Ramazzotti; di Gabriella Palermo, assistita dal penalista Lorenzo Soro e del funzionario della provincia di Sassarile Federico Ceruti Ferrarese, assistito dall’avvocato Nicola Satta. Quanto venne messo in campo per proteggere la popolazione e le strutture pubbliche e private quella tragica sera resta dunque avvolto nel mistero, non avendo i diretti responsabili di protezione civile e uffici comunali fornito alcuna spiegazione al tribunale. L’udienza è stata aggiornata al 9 gennaio prossimo, per sentire i testi della difesa. I legali di parte civile Mario Perticarà, Giampaolo Murrighile e Domenico Putzolu, che assistono i familiari delle nove vittime dell’alluvione, hanno mostrato tutta la loro amarezza e perplessità per la scelta difensiva adottata dagli imputati. «Pur prendendo atto che trattasi di una facoltà processuale concessa agli imputati – dicono i patrocinanti di parte civile –, non possiamo esimerci dal sottolineare che alti funzionari pubblici e amministratori hanno perso l’occasione di dare conto e chiarimenti ai cittadini, prima ancora che al tribunale che li dovrà giudicare, sul rigore del loro operato e sul corretto adempimento dei loro obblighi sia di legge che morali nei confronti di tutti coloro che riponevano fiducia in coloro che rappresentavano le istituzioni. Non possiamo far altro che dare voce all’indignazione dei familiari delle vittime che attendono, ormai da troppo tempo, giustizia». (re.te.)
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