Morandi: turismo, aziende e territori sono contro le novità
L’assessore regionale si dichiara deluso dai suoi partner Duro sfogo al convegno della Geasar. Balata lo difende
OLBIA. L’obbiettivo, teoricamente, è uno solo: fare della Sardegna un’unica destinazione turistica. L’isola continente, formula usata negli anni 50, che - almeno sui social media - si racconta (bene) come fosse un unico, ricco, vivo, vivace posto in cui non passare le vacanze, ma fare delle esperienze, e non solo d’estate ma tutto l’anno. E invece pare che - numeri a parte, con gli italiani che tornano, gli stranieri che aumentano, magari perché la Sardegna è sicura nel Mediterraneo scosso dalle guerre e dal terrorismo - la mission non sia stata raggiunta, dietro le quinte di ciò che luccica.
Francesco Morandi, assessore regionale al Turismo, professore all’università del Turismo e che con il rimpasto dovrebbe saltare, dice che l’input lanciato dalla Regione da quando lui è lì - la Destinazione Sardegna - non è stato raccolto. «Spiace dirlo, ma non c’è la sensibilità per il cambiamento né nelle società private né nei territori. Noi ci abbiamo provato, ma se non c’è il sistema dietro, se non ci sono i territori, non funziona...».
Morandi dice queste cose, una vera e propria accusa a chi di turismo vive, all’incontro organizzato da Geasar all’aeroporto di Olbia, ieri mattina, sotto il titolo Sardegna destinazione, con il coordinamento del manager Lucio Murru.
Una critica, senza autocritica, che Morandi lancia a metà del suo intervento finale, prima di rilanciare. «Noi lavoriamo e continueremo a lavorare per sommare al turismo del mare, il nostro asset principale, gli altri turismi: sportivo, culturale, religioso, enogastronomico. Sappiamo che servono almeno due cose. Primo: la cultura dell’accoglienza, che va migliorata. Secondo: i contenuti, ciò che abbiamo e che dobbiamo curare di più. Per questo, servono anche una promozione forte: bisogna pulire il linguaggio, serve una Sardegna più vera, meno folcloristica. E serve che i territori rispondano. Li abbiamo invitati a definire la loro vocazione, per poterla valorizzare. Io dico: pensare locale, agire globale. Altrimenti, non avremo un’identità riconoscibile. Non succederà nulla, certo, ma non saremo competitivi».
Di questo hanno discusso Giannella Demuro (Time in Jazz): «Il nostro è un format che è servito ad altri, negli anni. Non possiamo destagionalizzare, ma abbiamo portato il nostro festival sul territorio». Corrado Conca (guida escursionistica): «Con i social media, risultati importanti a basso costo. Se messi insieme, tutti i social, grande voce per la Sardegna». Gianluigi Riva, l’Insopportabile di Twitter (social media manager): «I social, anche in Sardegna, sono l’attore principale con cui costruire la vacanza come esperienza».
Infine, per la politica, Marco Balata, assessore al Turismo della giunta di destra, che chiede a Pigliaru e alla giunta di sinistra: «Faccio un appello. Morandi è bravo, il più bravo degli ultimi 30 anni: lo lasci al suo posto».
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