Cari anni Sessanta, con i lenti e le vasche per fare conquiste
I tanti ricordi dei giovani di quella generazione in città: le passeggiate, i club, gli orari rigidi e i genitori in agguato
OLBIA. Sembra quasi roba dell'altro mondo. Invece per tanti anni le cose funzionavano proprio così. A ballare si andava soprattutto di pomeriggio, in quelle sale dove il fumo delle sigarette era denso come la nebbia. Poi tutti a casa, di corsa, prima che scoccasse l'ora della paternale dei genitori. Ci si dimenava sulle note di quella musica che stava cambiando il mondo. Ma l'obiettivo era anche un altro. Come provare il brivido di invitare una ragazza a ballare un lento, davanti a tutti, con il rischio incombente di rimediare un secco e irremovibile «no».
Anche Olbia, negli anni Sessanta e Settanta, ha vissuto l'epopea delle sale da ballo e il fenomeno dei tè danzanti. Mode ora conservate nei ricordi di chi certe cose le ha conosciute. Uno di loro è Fabio Fiorentino, batterista fin da ragazzino e in futuro colonna della compagnia portuale e consigliere comunale.
Raggio d'azione. Tutto non andava oltre il centro. «Ora si parla di Ztl e di come rivitalizzare il centro storico, invece a quei tempi sì che funzionava - commenta Fabio Fiorentino -. Non c'erano i centri commerciali e la città era racchiusa tra il ponte di ferro e il cavalcaferrovia». Dunque, corso Umberto regnava su tutto. «In settimana uscivamo al Corso anche per conoscere o passare del tempo con una ragazza - ricorda Fiorentino -. Facevamo le classiche vasche lungo il Corso, dalla piazza all'incrocio con via Catello Piro. Poi c'era la zona rossa: chi riusciva a passeggiare con una ragazza fino al municipio o alla zona dell'hotel President poteva ritenersi soddisfatto. Però il clou era arrivare alle panchine dei giardinetti, dove c'era lo Chalet. Voleva dire che era più o meno fatta, ma non immaginiamoci chissà che cosa».
Sale da ballo. Nel fine settimana, tutto si spostava nelle sale da ballo dei locali: al Capricorno, al Nuovo Parco, allo Chalet. Ma anche nelle sale dei cinema Olbia e Astra, mentre alla Tana del drago solitamente andavano i più grandi. La musica era nelle mani delle band, delle orchestre e dei primi deejay. Il rock imperversava ma la musica leggera resisteva. «I tè danzanti duravano dalle 17.30 alle 21. Ne uscivamo tutti sudati e con addosso la puzza di fumo. C'erano anche gli alcolici, ma si beveva molto meno - racconta Fabio Fiorentino -. Poi si facevano i veglioni, che non iniziavano oltre le 22.30. Ora iniziano alle 2».
Questione di cuore. L'amore ai tempi del Nuovo Parco non era poi così facile e scontato. «Ricordo le grandi imprese nel tentare un approccio con le ragazze. Certe volte si faticava per riuscire a strappare un ballo - racconta Fabio Fiorentino -. Anche perché le voci giravano e arrivavano direttamente ai genitori. E questo esponeva al rischio di una punizione. E di conseguenza l'unico modo che avevi per poter comunicare erano i corridoi di scuola o mandare un messaggio tramite qualche amica. Facebook non esisteva mica...».
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