Lavoratori pronti all’occupazione della Clea
Dopo la dura lettera di Iervolino che conferma i licenziamenti Cgil e Cisl preparano le barricate
OLBIA. Come un pugno in piena faccia. È questa la sensazione che i sindacati e i 139 lavoratori della Clea hanno provato nel leggere la lettera di Gianni Iervolino. Parole affilate e una granitica volontà di mandare a casa tutti i dipendenti. «Non capiamo i toni di chiusura usati nella lettera dall’imprenditore che contraddicono l’apertura alla discussione manifestata durante il tavolo regionale alla presenza dell’assessore Maria Grazia Piras – dice Marino Bussu, segretario provinciale della Filctem Cgil –. Le conclusioni dello stesso assessore andavano nella direzione di dialogare sulla proposta fatta da me e condivisa anche dalla Cgil». Bussu ha proposto di trasformare i contratti di tutti i 139 lavoratori da tempo indeterminato a tempo determinato per otto mesi con una garanzia di rinnovo di almeno cinque anni. Una soluzione che farebbe risparmiare all’azienda di Iervolino, sommersa dai debiti, un milione di euro. «Sulla discussione di quella proposta, la Confindustria si è offerta di fare da mediatore nella riunione della prossima settimana – aggiunge Bussu –. Ed è con lo spirito propositivo e di sacrificio che i 139 lavoratori hanno dimostrato sino a oggi che ci siederemo a quel tavolo. Il settore delle lavanderie non è in crisi e Iervolino lo sa benissimo. Se poi lui non ha più voglia di impegnarsi in questa azienda che lasci il passo ad altri». Dopo l’incontro nel palazzo della Provincia ci sono state due assemblee dei lavoratori di entrambi gli schieramenti sindacali. «Restiamo fermi sulle nostre posizioni – conferma Bussu –. La nostra priorità è salvare i posti di lavoro, tutti. Non faremo nessun accordo che non garantisca i dipendenti. In caso contrario studiamo diverse forme di protesta, tra le quali c’è anche l’occupazione dello stabilimento in zona industriale».
Per i 139 dipendenti della Clea sono giorni cupi, non sanno bene quale sarà il loro destino. Il 90 per cento sono donne, mediamente cinquantenni. La perdita del posto sarebbe un problema sociale, una profonda ferita nella comunità olbiese. Al fianco dei dipendenti si sono schierati anche il sindaco Settimo Nizzi, i consiglieri regionali del territorio, la Regione. L’incontro della prossima settimana sarà decisivo. (se.lu.)
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google
