La Nuova Sardegna

Olbia

Fallisce La Bottarga coop proprietaria dello stagno di Posada

di Sergio Secci
Fallisce La Bottarga coop proprietaria dello stagno di Posada

Protagonista di un lungo braccio di ferro con il Comune La titolarità dei terreni in base alla vendita risalente all’800

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POSADA. La cooperativa La Bottarga, proprietaria degli stagni di Posada e da tempo in causa con il Comune per la definizione dei confini relativi ai limiti delle acque del fiume, è stata dichiarata fallita dal tribunale di Nuoro. Il provvedimento risale al mese di gennaio mentre l’udienza per l’esame dello stato passivo è fissata per il prossimo 2 maggio.

Nella lunga diatriba tra Comune e cooperativa, c’è anche la vicenda relativa all’utilizzo di kayak e canoe nel tratto di fiume compreso tra su Tiriarzu e Orvile e lo sgombero della peschiera nella borgata turistica di san Giovanni, dove l’amministrazione comunale intende realizzare una scuola per insegnare i sistemi di pesca.

La vicenda delle canoe era finita davanti al Tar di Cagliari che aveva legittimato l’ordinanza comunale dando il via libera alle escursioni in canoa in quel tratto di fiume. Per la peschiera, sia il Tar che il consiglio di Stato, hanno stabilito che l’ordinanza di sgombero è legittima. La coop si è quindi rivolta al tribunale civile che aveva replicato di non avere competenze in merito ed ora si attende il pronunciamento del commissario degli usi civici per l’accertamento di eventuali gravami su quell’area.

La Bottarga, nel 1995, aveva acquistato gli stagni Tundu e Palones oltre ad una parte del fiume dalla vecchia proprietà  che contemplava anche le paludi di Siniscola e Posada (acquistate nel 1874 con la vendita dei beni del Regno d’Italia per la somma di 2.146 lire). La cooperativa, che nel 2001 aveva presentato un progetto per la riqualificazione produttiva con l’intenzione di utilizzare fondi Europei in materia di pesca e agricoltura, l’estate aveva scorsa aveva diffidato Legambiente e Comune dall’organizzare giri turistici in canoa nel tratto del territorio ricadente nel parco regionale di Tepilora che l’amministrazione comunale utilizza a fini turistici, con la creazione di spazi per il birdwatching ed escursioni nei terreni adiacenti il fiume di proprietà  privata. L’amministrazione comunale ritiene invece che facciano parte del demanio pubblico e non rientrino tra quelli compresi nell’ultimo atto di vendita a favore della cooperativa.

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