La Nuova Sardegna

Olbia

Vendita all’asta revocata per «eccesso di ribasso»

Il giudice delegato annulla l’aggiudicazione di una fabbrica della zona industriale Il ricorso è stato presentato dall’avvocato della società finita nei guai finanziari

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OLBIA. La vendita all’asta di un capannone con annessi depositi all’aperto della zona industriale di Olbia è stata annullata dal giudice delegato per «eccesso di ribasso».

Ad ottenere l’importante risultato, che forma giurisprudenza nel settore delle aste giudiziarie immobiliari è stato, ieri mattina, l’avvocato Mario Ghezzo, che assiste la proprietaria del capannone industriale finito all’asta (una fabbrica per la lavorazione di marmi e graniti, con 12 operai a busta paga) e venduto nei giorni scorsi ad un imprenditore. Il quale si era aggiudicato l’intero lotto ad un prezzo che il legale della debitrice ha ritenuto “irrisorio”, impugnando la vendita ed ottenendo l’annullamento. Ora l’immobile tornerà all’asta pubblica al prezzo stabilito dalla perizia disposta dal tribunale. Il caso, ha spiegato l’avvvocato Ghezzo «era relativo ad un importante opificio industriale gestito da una società gallurese che svolge la propria attività della lavorazione di lapidei e graniti e che ha subito pesantemente la gravissima crisi economica che ha colpito particolarmente questo settore finendo così per ritrovarsi sottoposta alla procedura esecutiva richiesta dai creditori. Un'iter processuale, quello numerato 110/ 2007, che dopo dieci anni sembrava essersi irrimediabilmente concluso con la vendita del complesso industriale, con grande amarezza della titolare della azienda che proprio quest'ultimo anno aveva registrato un'inversione di tendenza nel mercato ed ottenuto diverse commesse anche all'estero». Per evitare la chiusura della fabbrica l'avvocato Mario Ghezzo ha sostenuto un'innovativa tesi giuridica incentrata principalmente sul fatto che, anche a vendita eseguita, il giudice «deve sempre valutare l'adeguatezza del prezzo di trasferimento rispetto a quello di mercato ed evitare l’eccesso di ribasso che concretamente finisce per sfavorire sia il creditore, che incassa molto meno del suo credito, che lo stesso debitore, che perde la sua proprietà ma non risana neppure il debito che gli rimane accollato, con iniquo vantaggio solo per il soggetto estraneo alla causa di esecuzione immobiliare, il terzo offerente, che compra a prezzo basso un immobile di valore, speculando sulle difficoltà del soggetto che versa in palese difficoltà economica», ha detto l’avvocato mario Ghezzo. (g.p.c.)

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