La Nuova Sardegna

Olbia

AVANZA UN ESERCITO DI PRECARI E L’ECONOMIA ORA È PIÙ DEBOLE

di MARCO BITTAU

di MARCO BITTAU Il recente accordo sindacale per il salvataggio della Clea in crisi suggerisce una riflessione elementare: può un’impresa fondata sul lavoro precario garantire prospettive di solidità...

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di MARCO BITTAU

Il recente accordo sindacale per il salvataggio della Clea in crisi suggerisce una riflessione elementare: può un’impresa fondata sul lavoro precario garantire prospettive di solidità economica e di benessere sociale? Difficile propendere per il sì, anche a Olbia e in Gallura dove pure comparti tradizionali come il turismo e i servizi hanno nel loro corredo genetico proprio la stagionalità e la precarietà. La Clea non è un albergo né uno stabilimento balneare, piuttosto una lavanderia industriale che sino a ieri contava 139 lavoratori a tempo indeterminato. Domani ne licenzierà 66, quasi tutti da riassumere in una nuova società, però a tempo determinato cioè con un contratto stagionale di sei mesi. Insomma, lavoratori precari.

Su questo accordo martedì si pronuncerà l’assemblea dei lavoratori, probabilmente finiti in un vicolo cieco. Da una parte il lavoro precario, dall’altra il licenziamento in tronco di tutti i dipendenti e fine della storia. Questo infatti era il primo obiettivo dell’imprenditore Gianni Iervolino. Così alla fine non sarà, ma resta un dato incontestabile, cioè che l'accordo, doloroso, che chiude la vertenza Clea allarga in modo evidente il fronte dell'occupazione precaria in città. Significa che il prezzo da pagare è molto alto e la deriva verso la precarizzazione del lavoro (anche fuori dai comparti tradizionalmente stagionali, come il turismo) conferma la tendenza al progressivo indebolimento dell’economia olbiese. A parte giganti come Meridiana, che pure vivono anni di crisi, resistono strenuamente imprese modello come la fabbrica di tonno in scatola As Do Mar della Generale conserve spa, pur orfana di Vito Gulli che ha passato la (buona) mano all’ex socio Adolfo Valsecchi. Il resto viaggia spedito verso la precarizzazione del lavoro e verso l’indebolimento progressivo.

Un brutto segnale se è vero che Olbia e la Gallura nella storia recente della Sardegna hanno sempre svolto un ruolo di avanguardia dinamica dal punto di vista dello sviluppo economico. Oggi, esaurita quella spinta propulsiva, si rischia l’appiattimento verso il basso profilo del precariato, copia sbiadita del lavoro che non c’è più.

@marcobittau

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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